Gazzetta di Modena

Modena

Commercio, iper e super “mangiatutto”

di Luca Gardinale
Commercio, iper e super “mangiatutto”

La grande distribuzione ha il 70% dell’intero mercato provinciale mentre i piccoli negozi di vicinato raggiungono il 22%

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Sul trend non ci sono dubbi, come confermano gli appelli delle associazioni del commercio - Confesercenti su tutte - preoccupate per l’impatto delle continue aperture di supermercati di medie dimensioni sui centri di vicinato già in crisi da tempo. Quello che forse è meno conosciuto, parlando di strutture commerciali in provincia, è il rapporto di forze tra ipermercati, supermarket e negozi di vicinato. Un rapporto fotografato dalla Camera di Commercio di Modena, che l’anno scorso ha fatto un’indagine per conto del ministero dello Sviluppo economico per valutare appunto come le diverse strutture commerciali si spartiscono la “torta” del mercato modenese.

E partendo proprio dalla “torta”, i numeri del 2017 sono piuttosto chiari: il 65% del mercato provinciale è in mano a supermercati e grandi magazzini, mentre agli ipermercati spetta una fetta piuttosto piccola (5%). Per quanto riguarda i “minimercati”, ovvero le strutture fatte di piccoli negozi, come i centri di vicinato, la quota di mercato è del 22%: un numero comunque significativo, come fa notare la Camera di Commercio nell’indagine, «dimostrando ancora una buona presenza della piccola imprenditoria locale sul territorio», mentre il restante 8% è assorbito dalle strutture specializzate. Tirando le somme, dunque, la grande distribuzione si “mangia” il 70% del mercato modenese. Ma se questa è la fotografia statica della situazione, è interessante analizzare l’andamento del mercato della grande distribuzione organizzata negli ultimi anni: secondo i dati della Camera di Commercio, che ha preso in considerazione il periodo 2010-2015, l’unico segmento che ha avuto un segno nettamente positivo è quello dei supermercati e grandi magazzini, passati dai 126 punti vendita del 2010 ai 154 di cinque anni dopo, con un aumento del 18% (aumento che senza dubbio si è accentuato anche dopo il 2015, soprattutto nel Comune capoluogo, dove lo “Sblocca Modena” ha portato all’arrivo in città di diversi punti vendita di marchi del nordest). Gli altri segmenti hanno invece avuto un andamento più lineare: se il numero degli ipermercati in provincia è passato dagli 11 del 2010 ai 12 del 2015 (aumento del 9%), gli “specializzati” sono tornati 18 come nel 2010, passando per un periodo in cui erano scesi a 15. Saldo negativo, invece, per i “minimercati”, passati dai 65 del 2010 ai 51 del 2015, con un calo del 21%. Un trend che preoccupa l’associazione modenese, che giovedì scorso ha ospitato la presidente nazionale Patrizia De Luise in occasione dell’assemblea provinciale: «Una situazione generatasi con la direttiva Bolkestein - spiegano i vertici di Confesercenti - che ha liberalizzato gli insediamenti commerciali, così come hanno fatto lo “Sblocca Italia” e lo “Sblocca Modena”, provvedimento con il quale il Comune ha raccolto le manifestazioni di interesse per insediamenti di nuove medie superfici di vendita. Ad oggi - incalza l’associazione - ci risultano almeno 19 manifestazioni di interesse, di cui 12 in procinto di essere accolte, e stiamo parlando della sola città di Modena. E’ facile immaginare le conseguenze: un’inflazione dell’offerta commerciale in una rete già satura da parecchi anni, oltre che in un contesto economico caratterizzato da una sostanziale stagnazione dei consumi e con un reddito pro-capite ancora fermo a dieci anni fa, ovvero al periodo precrisi. Tutto ciò ha già determinato uno stato di sofferenza nella rete commerciale esistente - conclude Confesercenti - situata soprattutto nei centri di vicinato, con un calo consistente del volume di affari e un rischio chiusure, alcune peraltro già avvenute, fin troppo reale. Nella prospettiva di una rivisitazione della direttiva Bolkestein, riteniamo che non ci debba solamente essere l’esenzione della sua applicazione al commercio su aree pubbliche, ma occorrerebbe ripristinare, a tutela della piccola e media distribuzione, vincoli più stringenti».

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