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Lo sport per l’autismo L’idea è diventata realtà

Un progetto sperimentale che ha coinvolto Aba4Sport, InTandem e Ness1Escluso «Offrire a tutti la possibilità di inserirsi in una squadra». Ora c’è la lista d’attesa 

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A Modena si alza una marea nera. I campioni della Nuova Zelanda non c’entrano, per quanto il rugby sia una delle quattro discipline coinvolte.

Nere sono le maglie degli oltre venti giovani atleti integrati nel progetto “Aba4Sport”. Un’iniziativa con cui ha trovato realizzazione l’idea dell’ente sociale Ness1Escluso: includere persone con disabilità psichiche nelle attività motorie. L’intuizione dell’imprenditore Fabio Galvani è stata coordinata dall’educatrice Marcella Vaccari e realizzata in sinergia con la cooperativa sociale InTandem sui campi da gioco della Città dei Ragazzi. I partecipanti si sono messi in gioco con la palla ovale e con il volley, con il basket e con il calcio. Le attività sono iniziate con l’avvio dell’anno scolastico e terminate ieri con la consegna delle medaglie.

Suddivisi in due gruppi, gli atleti hanno sperimentato il metodo Aba, da cui il nome del progetto. Un acronimo inglese che si può tradurre come analisi del comportamento applicata. Sei educatori seguivano le attività di dodici giovani, in sinergia con un’analista del comportamento, un istruttore e un coordinatore. I più piccoli (dai 3 ai 10 anni) esordivano con un allenamento libero, poi aveva inizio il riscaldamento sotto la guida dell’istruttore. Tale fase era la normale partenza per i più grandi (dagli 11 ai 19 anni).

La corsa era accompagnata da uno dei momenti più attesi: il gioco con sfere e ovali. «Gli sport con la palla hanno una valenza particolare per i ragazzi autistici», ha ricordato Vaccari. Una pausa per bere e socializzare, poi il gioco di gruppo per concludere le attività guidate. «Siamo ancora lontani dal simulare una partita - ha spiegato la coordinatrice - ma sono stati fatti passi in avanti». Progressi seguiti dagli stessi genitori, invitati in due occasioni per lezioni aperte in cui varcare le linee dei terreni e giocare con i figli. Non sempre le tecniche Aba sono state impiegate. Negli spogliatoi i giovani non erano seguiti per favorire l’interazione tra loro e potenziare l’autonomia. Il rinforzo ha costituito invece un termine chiave in campo grazie al lavoro degli educatori e all’analisi dei comportamenti. «Tutti i soggetti hanno avuto un miglioramento», ha garantito l’analista dei comportamenti Martina Rota. La specialista ha aggiunto che «siamo riusciti a insegnare su due gruppi fino a cinque abilità». Un risultato da cui poter ripartire per l’edizione 2.0 del progetto. «Dall’anno prossimo speriamo di essere più sistematici - ha aggiunto Rota - ma già quest’anno abbiamo avuto grandissime soddisfazioni». «Sarà importante avere un secondo anno per poter migliorare», ha fatto eco Galvani, appellandosi ai genitori presenti: «Se vi accorgete di non riuscire più a seguire i vostri figli date spazio ad altre persone».

Gabriele Farina

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