Modena, sulla rotta di Claudia
Abbiamo cercato non a caso nei giorni scorsi le parole di Claudia Lodesani, modenese a capo di Medici senza frontiere, sul tema migranti e sbarchi in Europa
MODENA. Abbiamo cercato non a caso nei giorni scorsi le parole di Claudia Lodesani, modenese a capo di Medici senza frontiere, sul tema migranti e sbarchi in Europa. Perché prima di tutto le immaginavamo pacate e competenti: lontane, per tono e contenuti, dal vociare con cui ci si accanisce in queste settimane intorno a un tema di una complessità tale che nessun governo può neppure abbozzarne una soluzione capace di rispondere ai tempi schizofrenici del mercato attuale del consenso, l’unico che davvero interessa.
E tali le abbiamo trovate: chiare, limpide, documentate, senza strepiti pur nell’amarezza difficile da stemperare se non nel rinnovare l’impegno quotidiano a fianco di chi sta evidentemente, innegabilmente, irrimediabilmente peggio, molto peggio, di noi.
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Non è Claudia, né chi come lei sta in prima linea su ogni fronte della disperazione più abissale e non su quello dei social network, a negare il disinteresse sostanziale degli stati europei (prima ancora che dell’Europa) verso i flussi migratori.
Ma non può tacere, se sollecitata, Claudia di fronte a chi strumentalizza una tragedia epocale (poiché segna come nessun’altra la nostra epoca) per obiettivi di bottega elettorale travestiti da cura per i destini di un Paese vellicato a ripetizione nei suoi istinti come nelle sue umanissime paure.
Certo, il sentire e lo spendersi di persone come Claudia risultano oggi come pensiero e gesto di una minoranza: irrisa, vilipesa, isolata, accusata di tradire la propria identità, di ignorare i “veri problemi” che affliggono l’Italia e le loro cause. Persino associata a forme di malaffare. Ma sono in realtà l’ancora a cui può aggrapparsi chi della responsabilità individuale fa il valore guida della propria esistenza all’interno di una comunità: a partire magari dalla responsabilità di conoscere ciò di cui si parla, prima di parlare.
E di usare le parole con la stessa attenzione, le forze con la stessa lucida determinazione con cui le usa Claudia: modenese di cui essere sì fieri, ma soprattutto da cui imparare. Perché ci fa sentire meno soli, in compagnia di quella brutta bestia, ringhiosa e addomesticabile, che spesso siamo noi stessi.
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