Gazzetta di Modena

Modena

L’ESAME DI MATURITà DIETRO LE QUINTE 

CORREZIONI, STRAFALCIONI E LA GARA DEGLI ANEDDOTI

All’esame di maturità le prove scritte vengono valutate dall’intera commissione o, più facilmente, da sottocommissioni. Solitamente mentre alcuni prof si preoccupano di correggere la prova di...

3 MINUTI DI LETTURA





All’esame di maturità le prove scritte vengono valutate dall’intera commissione o, più facilmente, da sottocommissioni. Solitamente mentre alcuni prof si preoccupano di correggere la prova di Italiano, altri mettono mano alla seconda prova.

Si parte. Un prof apre la busta che era stata sigillata soltanto pochi giorni prima e tenuta nel frattempo sottochiave. Una volta schiarita la voce il prof riassume ai colleghi le richieste contenute nelle “tracce ministeriali” e parte con la lettura ad alta voce degli elaborati.

La concentrazione è massima. Nulla è lasciato al caso. La postazione di correzione viene studiata nei minimi dettagli in base alla collocazione di porte e finestre al fine di poter godere di quella piacevole “corrente d’aria” misteriosamente percepita però soltanto dalla sensibilità dei più avanti con gli anni.

Durante la lettura dei primi elaborati la penna rossa del prof lascia qualche traccia laterale man mano che si imbatte in imprecisioni, passaggi poco chiari, errori e strafalcioni.

Questi ultimi, quando “di livello”, vengono accuratamente immagazzinanti nella memoria dei docenti per poter essere citati a memoria ai colleghi in altri esami. Ed infatti, nel momento in cui ci si imbatte in uno “strafalcione meritevole”, ogni partecipante alla correzione si sente in dovere di raccontarne almeno uno tratto dal repertorio personale. L’impressione, confidano diversi docenti, è di aver già avuto modo di udire, pur con qualche lieve differenza, altre volte i medesimi aneddoti. Ad ogni racconto lo strafalcione risulta un po’ più iperbolico, tanto che viene da chiedersi se sia mai stato davvero letto su una verifica o se non derivi piuttosto dal desiderio segreto di qualche docente di imbattersi in esso.

Superata la fase degli aneddoti sugli “strafalcioni da competizione” la correzione procede, lentamente, verso l’ultimo elaborato. Le griglie di correzione vengono man mano compilate ma all’ennesima valutazione può insinuarsi il dubbio. “È lo stesso punteggio assegnato ad un altro elaborato”. “Meritano lo stesso voto?”. Il confronto è aperto.

Terminata la correzione della prime due prove si passa al terzo scritto che coinvolge più discipline, poi è la volta degli orali. Il Presidente di Commissione ricorda a tutti che si tratta di un “colloquio” e non di un “interrogatorio” con lampada puntata al volto del candidato. Tutti annuiscono abbastanza convinti. Il Presidente raccomanda, inoltre, ai prof di non trattenere i candidati troppo a lungo e di lasciare uguale spazio a tutte le discipline. Tutti annuiscono nuovamente ma, in questo caso, la mimica facciale tradisce che alcuni sono meno convinti di altri.

Dopo un complesso confronto di carattere “ergonomico”, per gli orali i banchi vengono sistemati per accogliere i candidati in maniera confortevole ma c’è poco da fare: quando il giovane entra si trova comunque di fronte a una sfida impari. È uno contro tutti.

Si parte. Via con “tesine”, “mappe concettuali” o qualsiasi altra modalità che permetta all’ormai ex studente di aprire il colloquio con un argomento scelto e, si spera, padroneggiato. E pazienza se la presentazione al computer si inceppa, se l’impaginazione, fino al giorno prima perfetta, appare sul grande schermo decisamente caotica e se dopo pochi minuti i prof sembrano non vedere l’ora di passare dal fantasioso argomento a piacere alle domande che hanno in mente.

La luce del proiettore pare allora lasciare lo schermo e puntare al volto del candidato che inizia a non essere poi così sicuro che si tratti di un “colloquio” e non di un “interrogatorio” in cui, come nelle questure, per estorcere informazioni, si alternano il “buono” e il “cattivo”.

Poi è la volta della “chiusura del plico” e la discussione tra i prof si sposta sulle diverse “scuole di pensiero” circa il corretto uso della “cera lacca” che, come da tradizione, sigilla il pacco e conferisce ufficialità all’intero esame.

Coraggio ragazzi. Ormai è finita. Coraggio prof, dopotutto ad essere “sotto esame” siete un po’ anche voi... per quel che avete fatto... e per come lo avete fatto...

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google