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«Il futuro è la terapia domiciliare»

«Il futuro è la terapia domiciliare»

La prof. Modena ha coordinato il workshop su comunicazione medico-paziente

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«La terapia domiciliare è il futuro della medicina, perché ha tantissimi vantaggi, soprattutto per il paziente». Lo ha detto la professoressa dell’Università di Modena e Reggio Emilia Maria Grazia Modena, che ieri mattina ha coordinato - un fatto significativo dal punto di vista del percorso di riabilitazione professionale dell’ex primario di Cardiologia, assolta dalla Cassazione nel gennaio scorso dalle accuse dell’inchiesta “Camici sporchi” - la prima parte del workshop dedicato alla “Comunicazione medico-paziente”, presieduta dal vicedirettore del Dipartimento di Ingegneria Luigi Rovati, all’interno della conferenza d’ateneo sull’innovazione nella ricerca biomedica. Un gruppo di lavoro che si è così concentrato sul delicato rapporto tra medico e paziente, dall’importanza delle parole alle nuove forme di comunicazione. E a proposito di nuove tipologie di confronto, Mirko Orsini della società DataRiver ha illustrato una nuova piattaforma per la comunicazione medico-paziente ideata dall’azienda modenese e utilizzata soprattutto per casi di hiv: «I pazienti amano molto l’utilizzo della tecnologia e in particolare delle “app” - ha spiegato l’ingegnere - perché si sentono più seguiti e quindi più sereni». Durante il workshop sono stati presentati anche gli esiti di alcune ricerche, come quella condotta all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio da Stefania Costi, ricercatrice e fisioterapista del Dipartimento chirurgico medico odontoiatrico di Unimore: «Abbiamo approfondito il tema del ritorno al lavoro per il paziente oncologico - ha spiegato - un tema sul quale non ci sono dati in tutta l’Europa del sud, ma che è piuttosto significativo perché riguarda il 95% dei pazienti che al momento della diagnosi erano al lavoro. Ebbene, nella ricerca è emerso che il 50% di chi è rientrato al lavoro dopo la guarigione ha avuto difficoltà, che vanno dall’ambiente sociale-lavorativo a fattori “di genere”, perché per le donne il rientro è più difficile, allo stress lavorativo dal punto di vista fisico e intellettivo». Chiudendo la prima parte del workshop, la professoressa Modena ha invece ricordato che, proprio per il benessere del paziente, la sanità deve lavorare sulle cure a domicilio: «L’home care ha grandi vantaggi psicologici per il malato, perché ad esempio per gli anziani scongiurerebbe in gran parte il rischio di deliri. La terapia domiciliare, insomma, è il futuro della medicina». (l.g.)

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