Magiera, Freni e Pavarotti: quanti ricordi
Micaela, figlia del pianista e di Mirella, ha presentato il suo libro sugli inizi delle tre incredibili carriere
Un trionfo di musica, parole e ricordi ieri nel ridotto del teatro comunale di corso Canalgrande. Uno dei principali pianisti del ‘900, Leone Magiera che ieri compiva 84 anni, si è esibito in un mini-concerto per i presenti alla presentazione del volume “La bambina sotto il pianoforte” (Artestampa) bel titolo scelto da Micaela Magiera figlia appunto di Leone e di Mirella Freni. Micaela ha avuto, e nel libro si percepisce per intero, il privilegio causale di nascere a contatto con il pianista e con i due più noti cantanti d’opera del secolo trascorso. «Mia mamma e Luciano Pavarotti - spiega Micaela, “Bibi” per gli amici - vennero praticamente scoperti da mio papà. Spesso mi è stato chiesto com’è stato crescere con questi tre grandi artisti: devo dire che è strano perché per me era la normalità, soprattutto perché negli anni ’50 non avevano ancora avuto il successo che poi hanno riscosso sui palcoscenici del mondo intero. Magiera, insieme alla moglie di Luciano Adua Veroni (presente in teatro insieme alla figlia Cristina Pavarotti), era il fulcro di questo sistema solare, il regista, e anche se c’era tra tutti loro una sana competizione era fortissima soprattutto la voglia di condividere e stare insieme».
Il volume è strapieno di immagini mai viste, dei giovanissimi Leone, Freni, Big Luciano e naturalmente delle piccola Micaela. Non si parla, nel testo scorrevole e per nulla noioso, dell’arte di questi monumenti della voce e della tastiera, ma l’appassionato legge di tanti divertenti aneddoti. Uno? Da giovanissimi i tre da Modena dovevano recarsi a Mantova per esibirsi: fu un viaggio di tre ore sulla Bianchina di Leone e a ogni paese quei giovani e promettenti ragazzi tiravano giù in finestrino ed emettevano i loro gorgheggi per i passanti che li guardavano quasi fossero marziani. Ma erano dotati di grande tecnica e di altrettanta umanità, come ha ben spiegato ieri l’esperto d’opera Elvio Giudici: «Leone e Adua sono i veri protagonisti del volume perché non so se la Freni e Pavarotti sarebbero stati gli stessi senza i due coniugi al loro fianco. Il libro è pieno di retroscena ed è un atto d’amore della figlia anche perché si dimostra, senza parlare tecnicamente com’era i due cantanti. Molti, ma non Mirella e Luciano, aggrediscono le prime note e poi per il resto dell’opera vanno in ciabatte». Chiude l’editore Carlo Bonacini: «Oggi c’è la stessa energia che c’era nel dopoguerra, lo vedo dalle tante proposte di giovani che mi arrivano. L’ultima generazione è piena di storia da raccontare perché il Vincerò in futuro si canterà ancora». (s.l.)
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