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“Salvate Memo” slogan in Consiglio a Modena e petizione on-line

“Salvate Memo” slogan in Consiglio a Modena e petizione on-line

Non si placa la polemica sulla riduzione di personale di quattro unità. Il Comune: «Ci sono vincoli non aggirabili»

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MODENA:  “Salvate Memo”. È questo lo slogan scelto per far fronte ad una situazione sempre chiara che si sta delineando ai danni di una delle strutture educative più note in città che continua a perdere personale. Neppure il tentativo di conciliazione in Prefettura è riuscito a superare il muro di silenzio sul futuro della struttura.

La gestione degli itinerari scuola-città, una biblioteca specializzata anche sull’insegnamento ai disabili e all’interculturalità sono solo alcune delle attività più importanti di una struttura che si occupa anche di aggiornamento professionale e crediti formativi.

Non è bastata la mobilitazione dei sindacati e una interrogazione in consiglio comunale, che sarà discussa domani. Ora c’è anche la petizione online per salvare Memo, lanciata da Cgil e Cisl.

In questo senso è piuttosto significativo anche l’intervento che ci arriva da Nives Garuti: «Leggo sui giornali che il personale del Memo è in agitazione sindacale a causa della poca chiarezza sulle prospettive del centro. Non posso che prendere la loro parte, perché io c'ero quando i servizi a supporto della scuola sono stati unificati in un unico luogo, il Memo. Lo scopo era di metterli in valore, perché una regia unitaria potesse rispondere meglio alle esigenze delle scuole.

C’ero quando si diceva quanto era importante sostenere la scuola a radicarsi nel territorio e, per questo, si metteva a disposizione un catalogo di itinerari capaci di aggiungere ai programmi scolastici la competenza, le istanze culturali, ambientali e sociali della città. Sembrava necessario preoccuparsi di creare patti con la dirigenza scolastica per diffondere la formazione del personale docente, formazione che poi alimentava la ricerca e l'innovazione. E proprio nella biblioteca del Memo venivano raccolti testi dedicati, ma soprattutto la documentazione delle buone pratiche delle esperienze innovative, che la scuola sapeva produrre e mettere a disposizione degli altri insegnanti, grazie alle capacità di documentazione e catalogazione del personale del Memo. Anche i temi della disabilità e dell'intercultura hanno sempre fatto del centro un riferimento per insegnanti e famiglie. Tutte queste proposte si sono consolidate negli anni e si sono perfezionate e innovate fino ad oggi. Quindi chi meglio di un'amministrazione locale, che è vicina ai suoi cittadini, può svolgere questo compito? A chi spetta aggregare le forze, le risorse, le istituzioni che a vario titolo si occupano di educazione?. È chiaro che il Memo ha bisogno di risorse, di personale, di una struttura per realizzare il suo compito, ma ha soprattutto bisogno di relazioni, di collaborazioni che si tracciano in alto, tra i vertici delle istituzioni. Si tratta insomma di un progetto politico che attiene all'idea di educazione dei cittadini.

La mia è nostalgia del passato? Allora chiedo aiuto perché vorrei sostituire ai miei vecchi sogni quelli del futuro, ma fatico a intravederli».

In serata una prima precisazione del Comune: «Il Multicentro educativo Memo del Comune di Modena è e resterà parte integrante del Settore Istruzione e continuerà ad operare a favore del sistema educativo e scolastico modenese, nessuna esternalizzazione». Quanto alla sostituzione dei quattro dipendenti dimissionari, di cui l'ultimo il 31 dicembre 2018, il Comune fa sapere che si tratta di «vincoli non aggirabili. Mentre il personale dell’ente è sceso del 10% dal 2014 ad oggi, l’organico di Memo è rimasto invariato». (d.b.)


 

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