Si rinnova il gemellaggio storico con Irsina
L’arrivo del braccio di Sant’Eufemia ha aperto le celebrazioni insieme al sindaco Nicola Morea
«La festa di Sant’Eufemia è una tradizione ultradecennale. Irsina e Sassuolo sono legate da un filo lungo 700 chilometri, un filo che non deve spezzarsi mai perché qui a Sassuolo c’è la storia, ci sono le radici e il frutto del lavoro di migliaia di irsinesi che comunque restano legati alla propria terra di origine». Sono queste le parole del sindaco di Irsina, paese gemellato con Sassuolo, Nicola Morea.
La comunità irsinese, naturalizzata “sassolese”, si riunisce, ogni anno, con lo scopo di portare anche in città la tanto amata festa patronale che a settembre, a Montepeloso - questo il nome d’origine del paese, nominato proprio quest’anno come uno dei borghi più belli d’Italia - anima le vie del centro con bancarelle, banda e i festeggiamenti che richiede la tradizione.
Una tradizione lunga decenni che unisce tutta la popolazione irsinese e che grazie al Comitato festa di Sant’Eufemia è stata importata anche a Sassuolo, città dove, nei primi anni Sessanta e nell’arco del decennio successivo, sono migrate molte persone provenienti proprio dallo stesso luogo.
La manifestazione, come da tradizione, è cominciata dopo l’arrivo del famoso braccio della Santa, una reliquia recuperata nel 1725 a seguito di svariate peripezie, con la messa celebrata nella parrocchia di Madonna di Sotto da don Carlo Lamecchi. Tantissime le persone che hanno preso parte alla prima delle due giornate dedicate alla festa e tra queste, in prima fila, oltre al sindaco Morea, anche il primo cittadino sassolese Claudio Pistoni e l’assessore al turismo Andrea Lombardi, originario di Irsina.
Come sempre, il giorno dopo, i festeggiamenti sono terminati con allegri e colorati fuochi d’artificio. A fare da contorno al tradizionale evento le bancarelle di dolciumi e cibi tipici lucani. (m.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
