“Nuova” Galleria Civica, acque agitate
Il percorso di unione con Fondazione Foto e Museo Figurina fa emergere malumori , nel mirino anche la privatizzazione
Qualcuno arriva a parlare di “malcontento” per il nuovo ente “Fondazione Modena Arti visive” (Fmav), ma forse si tratta solo di fatica ad adattarsi a un nuovo modello gestionale per Galleria Civica, Fondazione Foto e Museo della figurina “Giuseppe Panini”.
Quel che è certo, però, è ad esempio il fuggi-fuggi di dipendenti pubblici dal nuovo ente, insieme a una serie di altri dati compresa la mancanza di almeno un catalogo di mostra, nonché di una comunicazione precisa sui visitatori accorsi alle numerose rassegne realizzate. Certo, quella che potrebbe apparire come una partenza in salita - molti operatori culturali in città, contattati dalla Gazzetta hanno questa opinione - va pur sempre “mediata” col fatto che fondere enti pubblici Civica e Figurina con la privata Fondazione Foto è cosa molto complicata.
Pochi ci sono riusciti in Italia. Le vicende dell’ente modenese, nato nell’ottobre scorso dai due soci Comune e Fondazione Cassa di risparmio, è però partita sotto auspici poco benevoli: a fine 2014 l’ex direttore, mai sostituito, della Civica Marco Pierini aveva sbattuto la porta quando l’amministrazione improvvisamente decise che la Palazzina Vigarani diveniva temporaneamente sede espositiva per tigelle, aceto e salumi in occasione di Expo. Inusuale anche la gestione del bando pubblico per la scelta della prima direttrice dell’ente, Diana Baldon: l’esperta era in corsa con altre tre colleghe quando improvvisamente Fondazione Foto la nominò sua direttrice e da lì il passo per assumere anche l’attuale carica fu brevissimo. Ma sono stati i mesi da ottobre a oggi, dopo l’elezione del Cda presieduto dal noto manager Gino Lugli, a destare qualche preoccupazione tra gli addetti ai lavori.
Intanto il personale. Attualmente la Fondazione ha 27 dipendenti di cui solo 6 hanno un contratto pubblico (3 culturali e 3 tecnici) mentre tre pensionamenti recenti il Comune dentro Fmav non li ha sostituiti. Non solo, due delle principali curatrici "pubbliche" hanno abbandonato il campo.
Si tratta di Serena Goldoni - figlia di Oscar Goldoni, tra i principali intellettuali modenesi del secondo ‘900 - che se n’è andata ai Musei civici e di Thelma Gramolelli, ex curatrice della figurina oggi alle biblioteche comunali. I mal di pancia anche nei rapporti tra gli staff, gli abbandoni, le mancate sostituzioni non rasserenano il clima e tanti non se le attendevano a pochi mesi dalla partenza di questa avventura. Molti infatti pensano si tratti di una vera e propria privatizzazione della cultura per Civica e Figurina. Qualche altro punto interrogativo sollevato dagli addetti ai lavori, inoltre, riguarda la scelta di Baldon (85mila euro l'anno più casa in città come benefit) che spesso sceglierebbe di lavorare in "telelavoro" dall'estero a differenza ad esempio della collega delle Gallerie Estensi Martina Bagnoli. Tracce del malcontento lo si respira anche via web: Giorgio Corsichi sulla pagina Facebook della Civica commenta: «oggi a Modena non esiste più un ente pubblico che si occupi in modo autonomo di arte contemporanea. La Civica, di fatto, è stata svenduta a un ente in definitiva privato e finanziato con soldi privati». Altro particolare sollevato dai critici - tra cui Italia Nostra che parlò di ente “anfibio” - riguarda la mancata presentazione di un programma almeno annuale: a marzo si è saputo delle mostre fino a luglio, mentre la settimana prossima si saprà il programma di settembre e tutto tace sul 2019. Ultimo tema la comunicazione: ancora non c’è un sito web comune mentre i comunicati presentano marchi di tutti gli enti vecchi e nuovi. Creando confusione. —
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