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LE GRADUATORIE PUBBLICATE DALLA RIVISTA AMERICANA FORBES 

Piero Ferrari, imprenditore da tre miliardi di dollari

Piero Ferrari, imprenditore da tre miliardi di dollari

È il patrimonio stimato del figlio del Drake, che ha il 10% del Cavallino e si occupa  delle aziende Hpe Coxa e Ferretti Group: è ritenuto il più ricco fra i modenesi

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L’imprenditore modenese Piero Ferrari, figlio del fondate dell’azienda delle “Rosse”, è in questi giorni al centro dell’attenzione sia in relazione alle vicende di Bper Banca sia per la pubblicazione delle classifiche di Forbes, la rivista statunitense di economia e finanza che aggiorna annualmente le graduatorie delle persone più ricche del mondo e dei singoli Stati.

E Piero Ferrari in queste graduatorie è spesso in evidenza, dato che ora il suo patrimonio viene stimato nell’ordine dei 3 miliardi di dollari. L’imprenditore è proprietario del 10% del capitale Ferrari e solo per questo potrebbe già essere considerato il modenese più ricco del territorio. Il suo 10 per cento viene al momento valutato circa 2,1 miliardi e la rivista americana Forbes nel suo ranking sui miliardari a livello mondiale stima il suo patrimonio complessivo in 3 miliardi di dollari, che corrispondono a circa 2,6 miliardi di euro. Piero Ferrari, 73 anni, non è soltanto impegnato con la partecipazione in Ferrari, della quale è vicepresidente, ma anche in attività imprenditoriali importanti: detiene il 13,2 per cento di Ferretti Group, che è controllato dal Gruppo cinese Shig-Weichai e si occupa di yacht di gamma elevatissima e comprende anche il marchio Riva.

Piero Ferrari è anche presidente di Hpe-Coxa, società di Modena che lui stesso ha fondato nel 1998 ed è specializzata in engineering per i settori dell’automotive, del motorsport e automation solution.

Un imprenditore da tre miliardi di dollari che, proprio per le sue notevoli risorse disponibili, nei giorni scorsi era stato indicato dalle indiscrezioni pubblicate da Milano Finanza quale numero uno fra i soci di Bper Banca impegnati a costituire un forte patto di sindacato: un “nocciolo duro” di soci storici in grado di equilibrare, nell’ambito del capitale dell’istituto di credito modenese, la scalata in atto da parte del Gruppo bolognese Unipol, che ha annunciato di volere arrivare al 19,9 per cento. Il Gruppo Unipol ha anche dichiarato di non essere interessato al controllo di Bper e nemmeno a intervenire sul Cda, quanto meno per tutto il 2018.

Ieri Piero Ferrari ha però fatto sapere, tramite un portavoce, di non volere rientrare in queste partite interne al Gruppo Bper e ha negato che le anticipazioni di Milano Finanza al momento siano fondate. Secondo gli analisti di Banca Akros, le mosse da parte di Unipol sarebbero la premessa per la cessione della partecipazione in Unipol Banca, aprendo all'eventuale fusione tra Unipol e Unipol sai. Il Gruppo bolognese in futuro potrebbe dividersi in tre rami distinti, perchè Unipol «potrebbe anche avere l'ambizione di creare un gruppo finanziario diversificato nel settore assicurativo, nel settore bancario e nella gestione patrimoniale». Tutto questo ricordando che Bper ha una partecipazione del 33% in Arca, come Banca Popolare di Sondrio, per la quale esiste anche l’ipotesi che possa «essere incorporata con Bper il prossimo anno». Con entrambi gli istituti, Unipol ha accordi di partnership nell'attività di bancassicurazione. A pesare sul settore, sempre secondo Banca Akros, è lo spread, visto come il «principale rischio». —



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