Bolognino si difende «Cane sciolto, non boss»
Michele Bolognino - al carcere duro all’Aquila - è considerato dall’accusa uno dei sei capi della ’ndrangheta emiliana e per lui è stata chiesta dai pm una pesantissima condanna. E ieri l’avvocato...
Michele Bolognino - al carcere duro all’Aquila - è considerato dall’accusa uno dei sei capi della ’ndrangheta emiliana e per lui è stata chiesta dai pm una pesantissima condanna.
E ieri l’avvocato Carmen Pisanello ha subito affondato i colpi proprio per smentire questo ruolo di “capozona”: «È un’accusa fallace, non vi sono prove. Come mai un capo non ha mai partecipato alle false fatturazioni che è l’argomento principale di questo processo? Bolognino non ne ha mai fatte come attività principale del suo business ma ha sempre chiesto di poter fare lavori edili in giro e ciò esclude dall’aver partecipato al nucleo effettivo della ’ndrangheta che si spartiva i proventi della falsa fatturazione. Poi non partecipava alle riunioni, mai visto nei locali frequentati dagli ’ndranghetisti e nemmeno è stato coinvolto in indagini di mafia».
Il difensore aggiunge la frase intercettata di Nicolino Grande Aracri («Bolognino non è nè carro nè ruota») per dire che il suo assistito «non era nessuno e si era fatto solo un sacco di carcere, un cane sciolto che non ha padroni».
Tra le conoscenze anche l'imprenditore Augusto Bianchini, suggellata - per l’accusa - con un patto che aggirava le regole sugli appalti e quelle sulla contribuzione ai dipendenti. «Dagli atti - replica Pisanello - emerge che la cassa edile per gli operai è stata pagata, non hanno mai fatto straordinari e i buoni pasto che non hanno ricevuto sono dipesi dalla Bianchini. C'è un’intercettazione che racconta come Bolognino si reca a lavorare in un cantiere di domenica: è un caporale questo?». —
T.S.
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