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Materia oscura senza segreti Così Enrico spiega la galassia

Davide Berti

Il ricercatore modenese Garaldi è a Bonn per studi di astrofisica sulla via Lattea «Primo telescopio a sei anni, poi la scuola e Margherita Hack: una missione» 

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Galassia, stelle, materia. Cos’hanno in comune queste parole? Facile: Enrico Garaldi, modenese di 28 anni, oggi ricercatore dell’università di Bonn ma cresciuto al Villaggio Artigiano, grazie al quale la composizione dell’universo potrebbe trovare nuove risposte. La domanda della ricerca che Garaldi ha firmato sembra semplice, ma non lo è: la materia oscura esiste?

Garaldi, ci spieghi cosa avete fatto fino ad oggi.

«Abbiamo usato un potente supercomputer in Olanda per una serie di complessi test. Abbiamo simulato come galassie simile alla Via Lattea, in cui viviamo, si sono formate a partire dal Big Bang. Quello che abbiamo scoperto è che le piccole galassie nane che sono in orbita intorno alla Via Lattea sono uno strumento potente per studiare la materia oscura, una misteriosa sostanza che si pensa riempa tutto l'universo ma che non sappiamo cosa sia. In particolare, ci siamo resi conto che i movimenti delle stelle all’interno di queste galassie nane sono molto diversi se la materia oscura è davvero presente nell’universo o se, invece, è la nostra comprensione della gravità ad essere incompleta, come alcuni astronomi pensano. Abbiamo quindi ideato un test che, non appena ci saranno dati abbastanza precisi, ci permetterà di chiarire se la materia oscura è reale o no».

Che obiettivi concreti vi siete dati?

«Come spesso accade nella scienza, non avevamo idea della scoperta che avremmo fatto. L'obiettivo è capire come funziona la natura. In questo caso, tutto è iniziato a settembre 2017 durante una chiacchierata con un astronomo tedesco che ora lavora in California. Mi ha chiesto se nelle mie simulazioni queste galassie nane si comportano come le galassie più grandi o no. Io non sapevo la risposta, e quindi mi sono messo a controllare. Da lì, ho cercato di capire sempre meglio il loro comportamento, finchè un giorno non ho realizzato che potevo sfruttare ciò che avevo scoperto per ideare questo test che un giorno ci dirà se la materia oscura esiste davvero».

In quali tempi arriveranno le risposte?

«Non vogliamo darci troppe scadenze, perchè il rigore scientifico è sempre più importante della velocità di esecuzione, e avere scadenze ti fa correre troppo».

Come nasce la passione per l’astrofisica?

«All'età di cinque o sei anni, mio zio mi mostrò con un piccolo telescopio il pianeta Giove ed i suoi satelliti e io rimasi affascinato dallo scoprire che quel puntino nel cielo era in realtà molto più complesso di come appare. Ho scoperto molto più tardi che quegli stessi satelliti hanno ispirato Galileo, e molti altri dopo di lui. Poi, all'età di circa dieci anni, i miei genitori mi portarono a sentire Margherita Hack parlare di fisica e astronomia. Da lì cominciai a leggere libri e decisi di laurearmi in fisica».

Modena le manca?

«Certo! Ho frequentato il Corni scientifico-tecnologico e le professoresse Annagrazia Neri e Federica Mazzilli mi hanno appassionato alla matematica e alla fisica. Ho studiato all’università di Modena prima di andare a Bologna e in Germania, i miei affetti sono lì. Cerco di tornare spesso, per quanto mi è possibile, perchè nonostante tutto qui c'è ancora la parte più grande ed importante della mia vita. Spero di riuscire a tornarci a vivere senza dover rinunciare al mio sogno di fare ricerca». —



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