Cade da 150 metri mentre cammina sospeso nel vuoto Muore a 30 anni
Spilamberto. Matteo Pancaldi stava praticando la slackline Due amiche hanno vegliato la salma in attesa dei soccorsi
SPILAMBERTO
Due amiche lo hanno vegliato fino all’arrivo dei soccorsi. Sotto choc, ma consapevoli di non poter abbandonare il corpo senza vita di Matteo Pancaldi. È morto a 30 anni mentre praticava l’attività che più amava, la slackline. Uno sport estremo che consiste nell’attraversamento di vallate, gole o scogliere su una fettuccia elastica di pochi centimetri, mentre i metri di vuoto su cui si cammina sono diverse decine. Venerdì pomeriggio erano 150 quelli che separavano Matteo dal suolo, una caduta durata 5 secondi e che non gli ha lasciato alcuna speranza. E non si è potuto nemmeno aggrappare ai meccanismi di sicurezza che sempre si indossano.
Gli inquirenti hanno riferito che indossava l’imbragatura di sicurezza, ma che questa non era collegata alla fettuccia. Per quale motivo Matteo, che aveva anni di esperienza alle spalle nella pratica della slackline, non si fosse agganciato alle corde di sicurezza non è stato appurato. E nemmeno i tre amici presenti hanno saputo dare una spiegazione ai carabinieri. Forse una distrazione, come avviene alcune volte quando passaggi che diventano automatismi vengono inspiegabilmente dimenticati. Forse un errore nella procedura di aggancio. Il 30enne, insegnante alle scuole medie Muratori di Vignola, residente a Bologna e originario di Spilamberto, è morto al confine tra le province di Verona e Trento nella zona del Corno d’Acquilio, sulle propaggini più a ovest della Lessinia che danno sulla Val d’Adige: una zona che conosceva bene per avervi già praticato la slackline in passato.
L’allarme dei compagni, tra cui la fidanzata originaria del Veneto, è stato lanciato alle 18,45. La centrale del 118 di Verona è stata allertata per un incidente: dalle prime informazioni ricevute dai soccorritori una persona era caduta mentre arrampicava su una parete. Tuttavia, una volta giunto sul posto, l’equipaggio dell’elicottero di Verona ha subito visto tre slackline, una lunga e due più corte, stese tra le guglie che emergono dal bosco.
Proprio per la presenza delle fettucce aeree e per l’impossibilità di vedere tra la fitta vegetazione, l’elicottero ha fatto base a Malga Fratte, a cento metri di distanza in un prato, dove gli amici di Matteo si erano accampati per trascorrere la notte in tenda, come sempre quando uscivano nei weekend. Mentre l’elicottero volava a imbarcare in diverse rotazioni squadre del Soccorso alpino di Verona e Ala per trasportarle in quota, a circa 1.380 metri di altitudine, il tecnico di elisoccorso si è calato nel canale e ha trovato il corpo esanime del ragazzo. Le due amiche di Matteo sono state rassicurate e riaccompagnate alla macchina dai primi soccorritori arrivati, ai quali si sono aggiunti anche tecnici di Villa Lagarina e Rovereto.
Impegnativo il recupero della salma, che è stata posta su una barella e sollevata verso l’alto nel canale per 250 metri, facendole superare salti di roccia di 20-30 metri, dopo aver attrezzato una teleferica. Una volta in cima la barella è stata calata nel bosco sull’altro versante per circa 120 metri fino alla strada, per essere poi affidata ai carabinieri e alle onoranze funebri. Le operazioni si sono concluse attorno alla mezzanotte, quindi circa cinque ore dopo la caduta.
La Procura di Verona, informata dai carabinieri, ha deciso di non effettuare alcun accertamento autoptico e di non aprire alcuna inchiesta. La salma di Matteo è stata affidata alla famiglia. I funerali sono ancora da fissare. —
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