Il 26enne non parla Ha infierito sulla nonna utilizzando più coltelli
Serramazzoni. Dopo l’arresto l’ucraino s’è chiuso nel silenzio anche davanti al Pm Una lama si era spezzata, ha preso un’altra arma in cucina per colpire ancora
SERRAMAZZONI . Ghennadi Rizhok si è scagliato contro la nonna in preda ad una furia irrefrenabile e proprio per questo, senza un apparente motivo o una causa scatenate, ha infierito sul corpo della donna con parecchie coltellate, forse una decina. Con ogni probabilità quelle che hanno causato il decesso in breve tempo sono state quelle inferte all’altezza del collo e che hanno reciso vasi sanguigni, ma in gran parte del corpo, trovato ricoperto dal sangue, vi sono segni di arma da taglio e alcuni fendenti devono aver raggiunto organi vitali. Colpi per lo più alla schiena. Non solo, il 26enne, nella sua furia, potrebbe avere usato più coltelli, più armi da taglio.
LA FURIA. Sicuramente almeno due, due coltelli da cucina ma non coltellacci, bensì coltelli da pasto, di quelli da tavola, posate con cui si tagliano le pietanze. Uno si sarebbe spezzato durante i colpi e il giovane ne avrebbe preso un altro, continuando ad infierire. Quest’ultimo è quello che è stato ritrovato accanto al corpo di Anna Grishchenko, la nonna di 66 anni, in quella grande sala che comprende cucina e salotto che è stata il teatro dell’omicidio l’altra sera.
La donna è stata ritrovata a circa quattro metri dal lavandino della cucina, il che fa presumere che stesse preparando la cena e che fosse di spalle al suo assassino. Schizzi e altre tracce di sangue sono stati trovati anche sulla parete della cucina, tracce forse lasciate dalla 66enne prima di cadere sul pavimento di casa.
L’INTERROGATORIO. Dopo l’arresto effettuato dai carabinieri e la notte passata nella cella di sicurezza della caserma di Pavullo, il giovane ucraino ieri è stato portato a Modena per un incontro con il pubblico ministero Guerzoni che gestisce l’indagine. Ma l’interrogatorio di garanzia e la convalida dell’arresto, ha spiegato l’avvocato d’ufficio Andrea Venturini, «si terranno domani mattina davanti al giudice per le indagini preliminari Paola Lo Savio. Valuteremo in seguito la nostra linea di difesa, ora è troppo presto».
Sta di fatto che già in caserma e anche ieri mattina il giovane accusato d’omicidio non ha mai proferito parola. A chi gli è stato accanto ha dato l'impressione di una persona sotto choc, smarrita, lontana dalla realtà e che non reagisce a domande o a richieste anche semplici. Cosa abbia scatenato la sua furia omicida non è dato saperlo. D’altra parte in quella villetta a schiera, nell’appartamento al secondo piano di via XXIV Maggio 576, l’altra sera c’erano soltanto lui e la nonna. E questo giovane, che vive in quella casa con la madre ucraina Liudmila Voytistskaya, il patrigno italiano Antonio Pisani (si sono sposati nel 1999) e la mamma di lei, è da tempo seguito dal Centro di salute mentale di Pavullo, a testimonianza del quadro mentale del giovane, che non ha mai lavorato, e delle sue complesse problematiche comportamentali. Una figura comunque nota ai militari dell’Arma: qualche precedente per droga negli anni passati ma soprattutto almeno tre episodi, tre furibonde litigate in seno alla famiglia, nel 2016 e nei due anni precedenti. In una di queste liti in cui lui dava in escandescenze Ghennadi Rizhok aveva minacciato pesantemente la madre Liudmila anche con un coltello.
la ricostruzione. L’omicidio, che ha lasciato sgomenta la comunità di Serramazzoni e non solo, è stato scoperto verso le 19, quando in casa ha fatto rientro il patrigno, Antonio Pisani. L’uomo è entrato e, percorso l'ingresso, si è trovato davanti la scena del delitto, con Anna Grishchenko per terra in un lago di sangue, ormai senza vita, mentre il 26enne Ghennadi Rizhok era sporco di sangue ed era seduto sui gradini di una scala interna. Il patrigno è corso subito fuori, ha gridato cercando aiuto e un vicino ha chiamato l’Avap di Serra. E i volontari a loro volta hanno avvisato i carabinieri. Il maresciallo Massimiliano Mantini è entrato col giubbotto antiproiettile, una giusta precauzione in un quadro ancora non preciso. L’omicida era seduto, con lo sguardo nel vuoto, non si muoveva e non proferiva parola. —
STEFANO TOTARO. DANIELE MONTANARI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
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