Gazzetta di Modena

Modena

Piazza piena, intere famiglie, generazioni diverse sotto le stelle per la nuova edizione che ha celebrato le cattedrali della discomusic 

In tremila a Piumazzo portando nel cuore la musica e i ricordi dell’indimenticabile Kiwi

AGATA PATANÈ ARMENIA
In tremila a Piumazzo portando nel cuore la musica e i ricordi dell’indimenticabile Kiwi

CASTELFRANCO. Più di tremila le persone che sabato sera si sono riversate per le stradine di Piumazzo, tra musica, cibo e balli in ricordo della mitica discoteca Kiwi Cathedral. Un evento pieno di...

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CASTELFRANCO. Più di tremila le persone che sabato sera si sono riversate per le stradine di Piumazzo, tra musica, cibo e balli in ricordo della mitica discoteca Kiwi Cathedral. Un evento pieno di divertimento e di nostalgia, cui hanno partecipato giovani e meno giovani: da chi il Kiwi lo frequentava cinquant’anni fa, portandosi dietro tante belle sensazioni più che veri e propri ricordi, a chi ne parla come fosse ieri, per poi pensare a quanto tempo sia già passato. Chi con i bambini, chi con gli amici e chi in coppia, tutti riuniti in occasione della seconda edizione del Kiwi History Party, evento capace di fare un po' di concorrenza anche alla notte gialla del mitico Vasco. «Io ho cominciato ad andarci la domenica pomeriggio, quando avevo quattordici anni. Dopo sai... cominci a conoscere i primi fidanzatini, le prime compagnie. Nella sala grande facevano il liscio, mentre nella sala piccola c’era musica dance. Poi c’era l’Ambush, con tutti i divanetti. La cosa bella del Kiwi è che racchiudeva tantissime compagnie, anche se noi in realtà andavamo al Kiwino, dove c’erano i giovani. Il Kiwi a quei tempi andava al giovedì sera, il sabato sera e la domenica pomeriggio, che dopo le sei si entrava gratis», racconta Cristina, ricordando la discoteca assieme alle sue amiche con l’aria felice di chi rievoca dei bei momenti. Periodi di divertimento ed aggregazione, perché «c’erano tutte le varie compagnie: Bazzano, Crespellano, Castelfranco, Vignola,… Quelli di Bazzano stavano sul palco, quelli di Piumazzo non ricordo. C’era un po’ di rivalità ed era facile che ci fosse qualche rissa, il locale conteneva cinquemila persone», spiega Christian non nascondendo anche il lato meno amichevole di un luogo che, come raccontano in molti, era capace di contenere ogni tipo di gruppo o compagnia. Un posto che si raggiungeva con i mezzi più disparati, come ricordano Sara ed Elisa tra il divertito ed il nostalgico: «Erano le domeniche pomeriggio d’eccellenza della nostra gioventù. Carichi in due sul motorino si partiva e si andava da Spilamberto al Kiwi, dalle tre alle sette, di nascosto dai genitori perché non volevano». Per chi il motorino non lo aveva, c’erano anche soluzioni alternaive, come raccontano altre due amiche: «Noi andavamo con la bicicletta in due, una guidava e l’altra in piedi dietro, abbiamo rischiato di cadere non so quante volte. Arrivavamo un po’ prima del Kiwi, imboscavamo la bicicletta nel fosso, ci sistemavamo e poi entravamo». Migliaia le storie che si potrebbero raccontare, che ancora oggi strappano un sorriso ed uno sguardo di complicità, come per Elisa e Roberta, che raccontano: «Era di rigore entrare con la sigla ed uscire con la sigla, non si poteva arrivare dopo e non si poteva venir via prima»,«Sì, ma solo quando eri piccolo, perché io dopo entravo quando non si pagava più!». E tra una risata e l’altra, nasce anche la riflessione: «Èun peccato perché tutti i luoghi dei nostri tempi non ci sono più. Il Kiwi è chiuso, il Bamboo non c’è più, al Picchio hanno fatto un centro commerciale. È un peccato, era un pezzo di cuore...». —

AGATA PATANÈ ARMENIA .

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