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FISCO FACILE 

No all'aumento Iva ma tanti dubbi per la pace fiscale e sulla “Flat Tax”

GIORGIO GUANDALINI dottore commercialista
No all'aumento Iva ma tanti dubbi per la pace fiscale e sulla “Flat Tax”

Poche certezze dalle bozze delle nuove norme in arrivo Le novità sulle cartelle esattoriali dei piccoli contribuenti 

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Siamo bombardati ogni giorno da notizie che si succedono una dietro l'altra come se fossero in arrivo l'indomani.

Nella realtà le norme non si approvano davanti ai microfoni dei giornalisti ma nelle sedi governative e legislative appropriate.

Ora tutti i cittadini hanno molte aspettative, ma come e quando arriveranno le novità? E soprattutto, cosa ci potremo aspettare? Gli slogan, purtroppo o per fortuna, devono poi essere stemperati e valutati nelle opportune sedi, per questo occorre ben verificare cosa metteranno in campo effettivamente i vari ministeri coinvolti nelle riforme. Il nuovo governo ha pronte delle bozze di intervento che si possono discostare, e anche di molto, dalle aspettative dei cittadini e dei contribuenti.

LE COPERTURE

Tutto questo perchè l'esecutivo deve in primo luogo disinnescare l'aumento dell'Iva e per metterlo in atto occorrono le coperture. Quindi, in primis, eliminazione dell'aumento Iva e su questo tutti concordi. Avanti tutta poi con semplificazione e riduzione della pressione fiscale, ma massima cautela su flat tax e pace fiscale. La neopresidente della commissione Finanze della Camera Carla Ruocco pare infatti essere più realista, leggiamo infatti le sue testuali dichiarazioni nelle quali tra gli obiettivi primari cita «una riduzione delle aliquote Irpef, il dimezzamento dell’Irap nel medio periodo e l’aumento delle soglie entro cui si può aderire al regime dei minimi».

LA TASSA PIATTA

La tassa piatta richiederà sicuramente più tempo, la stessa presidente dubita che nei pochi mesi che ci separano dalla fine dell’anno si riesca a mettere in piedi una riforma come la flat tax. Anche sulla pace fiscale, tanto cara a Salvini ma anche a molti cittadini con debiti alle spalle, il ministero si trincera dietro ad aspetti tecnici che vanno studiati, giustamente, soprattutto per far sì che la pace fiscale non svolga la funzione di un condono. Effettivamente molti esponenti del governo si sono affrettati a prendere le distanze dalle prospettive di un condono. Condono e pace fiscale sarebbero infatti due concetti completamente diversi. La misura infatti, tanto invocata, dovrebbe consistere nel saldo e nello stralcio delle cartelle esattoriali per i piccoli contribuenti in difficoltà economica.

COSA SI PAGHERÁ

A seconda della situazione in cui i contribuenti si trovano, se il governo terrà fede a quanto indicato nel contratto, potranno pagare da un minimo del 6 per cento a un massimo del 25 per cento del dovuto con un'aliquota intermedia del 10 per cento.

Insomma, tutti i maggiori esponenti dell'esecutivo, e in primis i responsabili dei dicasteri economici, parlano ora di una definizione agevolata, un saldo e stralcio, una sorta di super rottamazione dei debiti con il Fisco in tutte quelle situazioni definite “eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica». Data la situazione occorrerà mettere a punto degli strumenti atti a discernere chi avrà diritto e chi no alla pace fiscale. Quale base si utilizzerà? Probabilmente per le persone fisiche i parametri ISEE e per le aziende i dati di bilancio che dovranno però essere asseverati o inseriti in una sorta di indicatore “di merito”. Per questo sarà un percorso lungo e laborioso anche in termini di equità. Quello che il Ministero delle Finanze ha in programma di fare subito, anche perché potrebbe essere una riforma a costo zero, è l'abolizione di spesometro, redditometro e studi di settore. Quindi via al più presto tutti gli adempimenti inutili che tolgono tempo ed energie a imprese e professionisti. In parallelo, però, si punterà alla stabilizzazione della fatturazione elettronica, sfruttandone le potenzialità tecnologiche.







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