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Pavullo. Rave party sul Panaro ma le forze dell’ordine frenano i 500 giovani

DANIELE MONTANARI
Pavullo. Rave party sul Panaro ma le forze dell’ordine frenano i 500 giovani

Polizia, vigili urbani e carabinieri hanno tenuto sotto controllo i tanti ragazzi venuti da altre regioni: evitato ogni problema

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PAVULLO . Di nuovo un rave party abusivo sulle sponde pavullesi del Panaro, ma di tutt'altre dimensioni rispetto a quello che nel luglio 2015 aveva calamitato in queste zone quasi 4mila persone.

Questa volta la stima va tra le 400 e le 500, che tra la nottata e la mattina di oggi dovrebbero andare a esaurimento: già ieri pomeriggio la quota era scemata sulle 200-300 persone.

L'area è sempre quella delle ex cave, circa 4 km a valle del ponte della Docciola. Gli arrivi sono iniziati verso le 23 di sabato: i primi camper hanno subito insospettito, attivando la vigilanza dei carabinieri della Compagnia di Pavullo, che si sono fatti tutta la notte in piedi: sul posto lo stesso vice-comandante Sotgiu, in considerazione della delicatezza della situazione. Ma solo alle 7 di ieri, quando è partita la musica dalle maxi casse, il raduno spontaneo di persone ha assunto la connotazione di un rave. A quel punto è scattato un dispositivo più ampio di controllo in filo diretto con la Questura, che ha inviato sul posto anche pattuglie di polizia di Stato e stradale.

Ed è intervenuta anche la polizia municipale con un'altra pattuglia, per monitorare in primis la viabilità, viste le centinaia di metri di macchine in fila ai lati della fondovalle. Assieme le forze dell'ordine hanno attivato un efficace filtro d'ingresso nella stradina che conduce alla spiaggetta del fiume, con controllo costante per tre funzioni principali: impedire ad altre macchine di scendere giù, disporre un primo controllo dei giovani (dai 20 ai 35 anni: praticamente nessuno del posto, tanti toscani ed emiliano-romagnoli poi piemontesi e lombardi) che potevano passare solo a piedi, fare un controllo serrato invece di chi nelle ore successive ha ceduto al caldo e si è rimesso in macchina per tornare a casa, verificando che non fosse sotto alcol o droga. Di fatto, un'azione di dissuasione fatta con tatto e senza scontri, ma determinata, che ha impedito al raduno di crescere. Un approccio che è stato “premiato” dai ragazzi con l'assenza di problemi di ordine pubblico nella giornata di ieri. Non dovrebbero esserci strascichi giudiziari per l'invasione: i terreni sono di proprietà privata, ma per fare una denuncia di occupazione abusiva occorre una querela di parte che i proprietari non sembrano intenzionati a fare. Meglio chiuderla qui, archiviandolo tutto sommato come un raduno “soft” di ragazzi che poi non hanno nemmeno disturbato di notte con la musica. —

DANIELE MONTANARI.

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