Carpi, esplode la caldaia, laboratorio in frantumi mentre i soci lavorano
Vetri rotti in mille pezzi e apparecchiature danneggiate Il titolare: «Siamo salvi solo perché eravamo seduti»
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CARPI. Attimi di terrore ieri mattina, nel laboratorio odontotecnico Maxilar snc di via Leon Battista Alberti.
Erano le 11.30 quando, improvvisamente, si sente un boato impressionante, avvertito nitidamente dai vicini del laboratorio. Un forte scoppio che ha gettato nel panico sia i residenti del quartiere ricompreso tra le via Palladio, Remesina e Alberti, sia i soci titolari dell’attività, che in quel momento si trovavano all’interno del laboratorio. Numeros e le persone accorse in strada in preda allo spavento per il violento scoppio.
A provocare quel rumore assordante è stata la caldaia che, improvvisamente, è esplosa. Il caso ha voluto che nessuno si sia fatto male. I tre soci, infatti, stavano tutti lavorando, seduti, nel momento in cui si è verificato lo scoppio. E i mille pezzi di vetro in frantumi delle finestre e delle pareti esterne, insieme a i pezzi di apparecchiature danneggiate, sono volati sulle loro teste. Un susseguirsi di schegge impazzite che si sono disseminate in tutto il laboratorio e anche all’esterno.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Carpi, i quali stanno cercando di ricostruire la dinamica. In via Alberti è arrivata anche un’ambulanza del 118, ripartita senza feriti a bordo, dal momento che tutti coloro che si trovavano all’interno del laboratorio sono rimasti illesi. I vigili del fuoco hanno fatto un sopralluogo per verificare che gli appartamenti ai piani superiori non fossero compromessi dallo scoppio della caldaia. Non sarebbero state riscontrate anomalie.
«Stavamo lavorando quando abbiamo sentito una grossa esplosione - racconta Massimo Tabarrani, uno dei titolari - Subito non abbiamo capito cosa fosse: io ero seduto quando si è sentito il boato. Poi ho visto il muro e la caldaia non c’era più. Si tratta di una caldaia ad acqua che produce vapore, evidentemente con difetti di fabbricazione. La utilizzavamo per le nostre lavorazioni, è come un'enorme ferro da stiro della grandezza di un cartone, 40 centimetri per 50. Io ero circa a tre metri dalla caldaia. Solo il caso ha voluto che nessuno fosse in piedi vicino. I pezzi sono volati a un’altezza superiore alla nostra, per fortuna».
«Abbiamo pensato a una scossa di terremoto o allo scoppio di una bombola» aggiungono i residenti. —
SERENA ARBIZZI
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