Da trent’anni dialisi in casa, l’unico caso in Emilia Romagna
Il caso di Oreste Gilioli che combatte contro la malattia dai primi anni Ottanta «Grazie a un corso e a mia moglie non sono costretto ad andare in ospedale»
Il tema della dialisi a domicilio comincia a essere sempre più di attualità, anche se ci sono sempre vincoli che non tutte le famiglie riescono a rispettare, primo tra tutti l’assistenza al malato che deve sottoporsi al trattamento, più volte alla settimana. In Emilia Romagna esiste un solo caso di emodialisi domiciliare, cui si sottopone Oreste Gilioli, un ex tecnico comunale oggi in pensione, assistito dalla moglie Giovanna Venturelli, che ha frequentato a suo tempo un corso di istruzione per l'assistenza diretta. Un caso che ha superato i 30 anni di terapia.
«La malattia renale si è manifestata a 18 anni - racconta Gilioli - ma la prima dialisi l’ho fatta che ne avevo 22, a dicembre del 1981: ho fatto dialisi a Bologna per un anno, poi sono passato a Modena fino al 1984, nel febbraio del 1984 ho fatto il trapianto a Bologna al Sant’Orsola, però ha funzionato per tre anni e poi dopo ho avuto un rigetto cronico; sono rientrato in dialisi a febbraio del 1987 e sono venuto a conoscenza che esisteva una legge regionale che proponeva di fare la dialisi a domicilio».
«Ce l’hanno proposta - prosegue Oreste -, io ero già sposato da tre anni con Giovanna, abbiamo deciso di tentare, visto che la voglia di fare trapianti non c’era, abbiamo fatto il corso, abbiamo attrezzato una stanza, l’impianto dell’acqua, l’impianto elettrico, e poi a dicembre dell’87 siamo partiti con la dialisi a domicilio e abbiamo fatto i trent’anni i primi di dicembre dello scorso anno».
Quali sono i pregi, perché si tratta soprattutto di pregi, di farla a casa? «I pregi secondo me sono tanti – conferma – e innanzitutto rispetto all’ospedale, dove al sabato e domenica si stacca, io a casa la faccio a giorni alterni, praticamente la faccio anche sabato o domenica quando capita però non faccio questo “stacco” che pesa un po’ a tutti perché di solito il dializzato ha il problema che può bere poco, deve mangiare in maniera contenuta e allora non facendo il ponte è un piccolo vantaggio. Poi, gli altri aspetti positivi sono numerosi: prima di tutto la fai all’orario che vuoi, non devi andare sul posto, non sei in un centro dove magari una volta stai male tu, una volta sta male un altro, insomma sono sempre ambienti ospedalieri, mentre a casa c’è un’atmosfera familiare; se ho una cena con gli amici posso fare la dialisi tranquillamente al pomeriggio o al mattino e poi dopo, se me la sento, vado con serenità a cena senza problemi».
«Altro vantaggio: finito il trattamento in ospedale si deve attendere il trasporto e quindi fino ad un’ora, forse di più, non si è a casa; in questo modo finito il tutto vado in salotto a guardare la televisione o vado nella camera da letto; è la praticità di averla qua e di gestire meglio il tempo. Personalmente la consiglio a tutti coloro che ne hanno bisogno, se hanno qualcuno che può vigilare, come fa mia moglie Giovanna. Quando abbiamo iniziato c’è stato bisogno di fare un corso, sia per la gestione della macchina che per l’assistenza ed entrambi ci siamo impegnati a farlo. A poco a poco si diventa sempre più pratici e si possono fare contemporaneamente anche altre cose». —
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