Gazzetta di Modena

Modena

Falsificavano i libri d’arte: in due sono rinviati a giudizio

Stefano Totaro
Falsificavano i libri d’arte: in due sono rinviati a giudizio

Dipendente infedele della casa editrice Franco Cosimo Panini di Modena e un legatore ricreavano volumi manoscritti come la Bibbia di Borso d’Este e li rivendevano

3 MINUTI DI LETTURA







Libri d’arte contraffatti: sono stati rinviati a giudizio il dipendente infedele della Franco Cosimo Panini e il legatore modenese che lavorava anche per la Panini e che quindi era perfettamente a conoscenza delle tecniche per le riproduzioni. Così si è deciso ieri in tribunale nell’udienza preliminare: i due affronteranno il processo il 6 novembre , per difendersi dalle accuse di appropriazione indebita, contraffazione e commercio di prodotti con segni falsi. La vicenda vene alla luce quattro anni quando la casa editrice Franco Cosimo Panini si accorse che corta che sul mercato circolavano opere identiche ma contraffatte a prezzo sensibilmente inferiore. E non erano opere qualunque: erano le preziose riproduzioni di volumi manoscritti e miniati del Basso Medioevo e del Rinascimento della celebre collana “Biblioteca Impossibile”. Libri che sono loro stessi vere e proprie opere d’arte e che valgono decine di migliaia di euro (la Bibbia di Borso d’Este costa 26mila euro).

La Finanza di mise all’opera e sotto l’egida dell’allora sostituto procuratore Musti scoprì l’esistenza di un giro: il trucco stava proprio nel “prendere” gli stessi materiali che servono a creare le opere in tiratura limitata della collana: particolari tipi di carta per le pagine, pietre preziose per fare il pigmento dei colori per le miniature, lamine d’argento e stoffe pregiate per le copertine. Così si è scoperto che la “talpa” era un dipendente che lavorava in casa editrice da almeno 25 anni e che era così considerato di fiducia da avere le chiavi dei magazzini e trattava direttamente coi fornitori delle materie prime e alcuni clienti. Più volte nella stessa giornata, la “talpa” entrava con il furgone della ditta dentro un garage interrato intestato a suo padre che usava come magazzino per accumulare i materiali che aveva rubato alla casa editrice. Spesso, durante la pausa pranzo o alla fine dell’orario di lavoro, portava nel garage i clienti stessi e o chi doveva svolgere le lavorazioni successive.



Alla fine delle indagini, le Fiamme Gialle hanno sequestrato materiale per 22mila euro e prodotti finiti e semilavorati: fogli stampati, velluti di seta, quarzi, lapislazzuli, kit d’argento per le copertine e decori pregiati il cui valore è stato stimato dagli stessi periti della Panini in più di 2 milioni di euro. Non solo: secondo la Finanza la “talpa” si era procurata anche numerosi certificati di garanzia e di autenticità, alcuni di questi in bianco, quindi ancora da compilare, altri invece avevano già le firme dei Panini - che sono risultate false - e che davano un’aura di autenticità all’opera in vendita. Come detto, la “talpa” non lavorava da sola. La Finanza ha denunciato altre persone che facevano parte della banda dei falsari.



Centrale la figura di un legatore modenese esperto: dalle indagini risulta che il legatore abbia spartito con la “talpa” i proventi delle opere false vendute. I due, intercettati dai militari, al telefono parlavano di questi traffici usando un linguaggio criptico: “sartoria” era l’attività illecita e il “completino” il volume contraffatto terminato. Pronto il volume fasullo, la “talpa” lo vendeva attraverso tre persone che sono state ora denunciate per ricettazione. La difesa, rappresentata dall'avvocato Giampaolo Verna, ha sottolineato come un solo volume della Bibbia sia stato prodotto e venduto e l’altro è stato quello subito sequestrato dalla Finanza e che è tutto da dimostrate che il kit usato per le falsificazioni abbia il valore che gli viene attribuito. —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google