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Caso Alcar Uno, condannato il mediatore

S.T.
Caso Alcar Uno, condannato il mediatore

Due anni e quattro mesi per estorsione a Danilo Piccinini, incastrato da un video della polizia mentre riceve una mazzetta

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Danilo Piccinini è stato condannato a due anni e quattro mesi per l’estorsione ai danni dei fratelli Levoni, nell’ormai famosa vicenda che vede coinvolto anche Aldo Milani, leader del sindacato Si Cobas, che ha scelto di essere processato con rito ordinario, senza chiedere riti alternativi con sconti di pena. Ieri mattina invece, con rito abbreviato, è arrivata la condanna per questo mediatore ferrarese, finito al centro di questa vicenda e immortalato da una telecamera collocata dalla squadra Mobile della questura modenese guidata dal suo comandante Marcello Castello mentre siede al tavolo dei fratelli Levoni b assieme a Milani e riceve un busta, una mazzetta da 5mila euro. Un incontro che veniva dopo giornate caldissime, di scioperi all’Alcar Uno e che vedeva perdurare a un lungo braccio di ferro, fatto di picchetti e manifestazioni, relative alla situazione dello stabilimento Alcar Uno.

IL BLITZ

Per Danilo Piccinini così come per Aldo Milani quell’incontro fece scattare il blitz della polizia e da qui le accuse, per entrambi, di estorsione. A metà gennaio arrivò per Piccinini la richiesta del pubblico ministero: 3 anni e 4 mesi (già comprensivi dello sconto di un terzo della pena) per estorsione aggravata ai Levoni, parte civile assistita dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Nicola Elmo.

«Ora staremo a vedere le motivazioni di questa sentenza. Intanto è stata riconosciuta l’estorsione, e questo è un fatto molto importante. Non era una trattativa quella in quell’ufficio, era ben altro, il giudice ha riconosciuto che c’era un qualcosa in più rispetto ad una trattativa normale, c’era del profitto - afferma l’avvocato Cosimo Zaccaria - Io rappresento la famiglia Levoni, siamo soddisfatti di questo esito e rispettiamo la sentenza».

Durante l’ultima sua apparizione in tribunale a Modena, sempre a metà gennaio, Danilo Piccinini aveva puntato il dito contro il leader del sindacato Si Cobas e attraverso dichiarazioni spontanee rese al giudice Paola Losavio. Piccinini aveva raccontato di essersi proposto da solo ai Levoni portando in ditta una busta chiusa alla segretaria.

IL BIGLIETTO

Nel biglietto c’erano queste parole: «Egregio dottor Levoni, il segretario di Si Cobas Aldo Milani mi ha chiesto di proporle se è disposto a un incontro informale. L’obiettivo è di deporre l’ascia di guerra e raggiungere la pace sociale». Ovvero, di chiudere la vertenza. Da qui poi ci sarebbe stata, secondo la polizia, una richiesta di 90mila euro. Tutti fatti ovviamente negati in modo più assoluto da Aldo Milani. Quella di Piccinini era una figura ambigua, era rimasta nel guado tra il mediatore autorizzato dai Levoni (questo secondo Si Cobas) e il mediatore in accordo con il sindacato incaricato di chiudere la durissima vertenza (secondo i Levoni). Ora è arrivata la sentenza con la condanna per estorsione nei confronti dei fratelli Levoni. —

S.T.

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