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il delitto di serramazzoni 

Il nipote di Anna lascia il carcere: il giudice lo sposta in psichiatria

Daniele Montanari
Il nipote di Anna lascia il carcere: il giudice lo sposta in psichiatria

SERRA Ghennadi Rizhok, il 26enne accusato del brutale omicidio della nonna, è fuori dal carcere, ma resta in custodia cautelare, piantonato a vista. Il trasferimento dal Sant'Anna all'ospedale di...

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SERRA

Ghennadi Rizhok, il 26enne accusato del brutale omicidio della nonna, è fuori dal carcere, ma resta in custodia cautelare, piantonato a vista. Il trasferimento dal Sant'Anna all'ospedale di Baggiovara (dove esiste un Servizio psichiatrico specialistico di diagnosi e cura) è stato disposto lunedì sera dal gip Paola Losavio. Non in accoglimento della richiesta di parte fatta dal difensore d'ufficio Andrea Venturini, ma come decisione propria presa sulla base della documentazione sanitaria fornita ed esaminata. La custodia cautelare in sostanza è stata trasferita in ambiente sanitario, come prevede il Codice penale in caso di soggetto in cui emergano evidenti necessità di cura. Ed è ciò che hanno evidenziato i medici legali che hanno avuto a che fare con lui in questi giorni: l'ambiente carcerario non è compatibile con una persona seguita da tempo dal Centro salute mentale di Pavullo.



Ma la giornata di ieri è stata segnata anche da due altri sviluppi nell'omicidio della 66enne Anna Grishchenko, trovata in un lago di sangue per le coltellate subite venerdì al civico 576 di via XXIV Maggio. Il primo è che è iniziato l'esame autoptico sulla sua salma, da cui ci si attendono elementi per capire come si è sviluppata l'aggressione (colpita di spalle all'inizio?), con quante armi (si parla di due coltelli da tavola, di cui uno spezzato nell'impeto) e alla fine con quante coltellate.



Il secondo elemento è la decisione della madre (ucraina) e del patrigno (italiano) del giovane di cambiare legale, dando un mandato fiduciario all'avvocato modenese Valeria De Biase: «La famiglia è distrutta e ancora sotto choc per l'accaduto – spiega – perché Ghennadi non era un giovane abbandonato a se stesso ma seguito con amore e, di fronte al suo conclamato disagio interiore, anche dagli specialisti del Centro di salute mentale, per quella che si profilerebbe come una schizofrenia paranoide. Ma aspetto di vedere le carte. In questo contesto, la notizia del trasferimento a Baggiovara all'attenzione di specialisti è un conforto per la famiglia, pur minimo».



Famiglia che peraltro si è trovata anche senza più casa dovendosi rivolgere ad amici, dato che l'appartamento al secondo piano dove si è consumato il delitto resta sotto sequestro. Il nuovo avvocato depositerà stamattina la nomina: è presto per parlare di strategia difensiva, magari verso un'incapacità d'intendere e di volere: «Quel che posso dire per ora – sottolinea – è che dalle azioni intraprese mi pare probabile da parte del Tribunale la volontà di indagare anche sullo stato mentale del giovane». —



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