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Limidi di Soliera, quando il pallone unisce: in campo l’integrazione

di Serena Arbizzi
Limidi di Soliera, quando il pallone unisce: in campo l’integrazione

Alla parrocchia di San Pietro in Vincoli la sfida fra profughi e giovani dell’oratorio, don Antonio: «Visto che l’Italia non è andata ai Mondiali, li abbiamo ricreati noi»

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SOLIERA. Una partita può rappresentare molto di più di un match di calcio dal quale uscirà un vincitore. Una partita può cementare i rapporti fra culture diverse, al di là dei luoghi comuni, per vivere concretamente l’integrazione. E quella che è andata in scena sabato, presso la parrocchia di San Pietro in Vincoli a Limidi ha come intento preciso proprio l’integrazione e la possibilità di conoscenza reciproca e migliore convivenza tra i profughi arrivati in Italia, ospitati presso alloggi tra Limidi e Soliera. La squadra composta dai richiedenti asilo si è battuta contro quella formata dai giovani della parrocchia i quali hanno accettato di buon grado di organizzare il match, sotto la regia attenta del parroco, don Antonio Dotti.

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I “MONDIALI” A LIMIDI

«Visto che l’Italia quest’anno non sarà ai Mondiali - spiega don Antonio - abbiamo portato i Mondiali direttamente qui in parrocchia». È un vortice di entusiasmo il don dopo avere assistito al match che ha visto contrapposti i migranti e i giovani di Limidi. E si rallegra per la riuscita dell’evento. «L’idea è stata molto semplice visto che su Limidi ci sono due case che accolgono migranti; abbiamo contattato le due cooperative e ci siamo messi d’accordo - prosegue don Antonio - Ne è uscito un pomeriggio molto bello che si è completato con una pizzata davanti alla parrocchia».

Le cooperative che operano tra Limidi e Soliera sono la Caleidos che segue i dieci ospiti della casa in via Carpi Ravarino, e la Leone Rosso che segue invece i 25 migranti in via Viazzolo.

Le provenienze dei migranti sono diverse. «C’è chi arriva dall’Africa, ma anche da Asia e Medio Oriente - continua il parroco - Alcuni di loro sono di religione musulmana, altri indiani, altri ancora cristiani e vengono a messa. Ci siamo organizzati per accoglierli e integrarli al meglio traducendo il testo di cui si tratta in inglese, mentre, da parte loro, stanno cercando di imparare l’italiano. Le squadre sono state organizzate tra due gruppi variegati: dai ragazzi della parrocchia e dai migranti. La prossima volta cercheremo di mescolare i partecipanti facendo due gruppi di squadre miste che giocheranno insieme».

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IL MATCH

La partita è finita con il punteggio di 9 a 7 a favore dei migranti, una buona fetta dei quali ha partecipato. «Un’ora e mezzo di gioia - conclude il religioso - Sono piccoli semi che vengono gettati, ma che possono diventare delle piante. Come si raccomanda di fare Papa Francesco».

I PARTECIPANTI

Un mosaico sociale variegato è sceso in campo sabato pomeriggio. Chi viene dal Senegal, chi dal Mali, chi, ancora dal Bangladesh e vive qui da un paio d’anni.

Per quanto riguarda i ragazzi della parrocchia, erano una decina.

«Abbiamo perso perché loro sono abituati a reggere meglio il caldo - confidano i giovani - Chiederemo la rivincita quando ci sarà più freddo così vedremo chi resisterà di più - sc herzano i ragazzi - Di certo è stata un’occasione piacevole e importante. Ci siamo scattati delle foto che stanno già circolando sui social». —



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