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In duemila per l’addio a Matteo Pancaldi La bara ricoperta con le “slackline”

Valentina Corsini
In duemila per l’addio a Matteo Pancaldi La bara ricoperta con le “slackline”

Toccante cerimonia per il 30enne morto venerdì: amici da tutta Italia, commovente ricordo dei fratelli e della fidanzata

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Raro durante un funerale assistere a una celebrazione tanto vera e commovente della vita. Perché Matteo Pancaldi era libertà e gioia di vivere allo stato puro. C’erano tutti ieri alle 15,30, nella chiesa di San Giovanni, per dire “Ciao” al 30enne morto venerdì tra le montagne e la natura che tanto amava, al confine tra le province di Verona e Trento, praticando la sua grande passione: la slackline.



Quasi 2mila le persone presenti tra quelle che hanno assistito alla cerimonia e quelle rimaste fuori pronte ad accogliere la bara quando è uscita dalla chiesa, alle 16,30, tra gli applausi fragorosi ed unico e forte grido: «Grande Panca». Una potenza della vita che si è manifestata così, in tutta la sua forza, nei legami profondi che Matteo non è riuscito a spezzare nemmeno con la morte e che si sono tradotti in un fiume umano di cui era impossibile vedere la fine. C’erano i suoi compagni di slackline, giunti da tutto il Nord Italia che indossavano fieri magliette verdi con scritto “Bismantova Highline Meeting 2018”. Ognuno di loro ha portato la sua slack, la fettuccia che, seduti a terra, hanno intrecciato insieme e poi posto sulla sua bara prima dell’inizio della cerimonia. C’erano gli amici d’infanzia, i colleghi e gli alunni delle scuole medie Muratori di Vignola, dove Matteo insegnava tecnologia; c’erano mamma Lucia e papà Marco, il fratello Gabriele e la sorella Chiara, la compagna Alessandra, stretti in un abbraccio toccante.



«Mi hai insegnato a non portare rancore, ad essere sempre positiva, a spargere felicità e che “il diverso” è bello - le parole della sorella Chiara dal pulpito - mi hai insegnato ad assaporare con tutto il corpo la natura: a viverla con i capelli sciolti, a piedi nudi. E poi mi hai insegnato a salire sulla slackline e a fare i compiti di chimica, fisica e matematica. Sei stato un fratello, un amico, un prof. Ciao fratellone mio, ti voglio bene».

«Ciao fratellone, come va lassù? - ha detto il fratello Gabriele - ora stai volando e ti guarderò col naso all’insù. Mi vestivo come te, ascoltavo la tua musica: ti voglio bene fratellone».



«Ciao Matte, guarda quanto gente c’è. Sono sicura diresti: “Oh, regaz, cosa sono quelle facce tristi? La vita è bella”. Mi impegnerò a raccontare chi eri. Ringrazio tutta la famiglia Pancaldi, che mi ha accolta, e i tuoi fratelli, che abbiamo visto crescere insieme. Ora guardando il loro sorriso, rivedrò il tuo. Ti voglio bene, non sai quanto» le parole emozionanti della compagna, Alessandra Serafin.

«Una volta ti avevo portato una barretta di cioccolato. E tu, prima di abbracciarmi e sorridermi, mi avevi risposto: “Ma và, è da tanto che non mi portavano della cioccolata” - il ricordo di un amico d’infanzia - e sulla slackline mi avevi detto: “La prima volta che l’ho provata c’era nebbia, non vedevo la fine e mi tremavano le gambe. Ma è stato proprio lì che ho trovato la forza per andare avanti”. È stato bello esserti amico, ciao vez».

«Bella Panca, sai che figata è stata lo scorso weekend? Siamo stati alla Malga della mamma del Dieg. È stato bellissimo, c’era tutta la tribe. Avevi scoperto la slackline in Spagna e hai iniziato a praticarla tornato a “Spila”, alternandola all’insegnamento. Hai lasciato un vuoto che nessuna linea potrà mai attraversare», il saluto di due amiche.

Una tribe di slackline che a cerimonia conclusa, e prima che il corteo funebre si dirigesse al cimitero dove Pancaldi è stato sepolto, davanti alla bara ha intonato un pezzo in spagnolo che parlava del “sol”. Lo stesso sole che Matteo ha portato nella vita di tutti.



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