Profughi, stop agli arrivi Ora “l’emergenza” è il Cpr
Calo dell’80%: attualmente sono 1742 ospitati nelle 227 strutture di 40 comuni Patrizia Paba: «Per il centro di via Lamarmora prima ci sono tanti lavori da fare »
Per esserci ci sono, ma non sono poi così tanti: 1742, distribuiti su 227 strutture per 40 Comuni dalla Bassa all’Appennino, anche se la parte del leone la fa il capoluogo, che attualmente ne ospita un migliaio. Sono i numeri dei richiedenti asilo attualmente presenti in provincia di Modena: un numero sostanzialmente fermo da inizio anno, perché tra il 2017 e il 2018 gli arrivi sono calati dell’80%. A fare il punto sulla situazione profughi ieri mattina è stata la Prefettura, che ha ospitato un incontro con i Comuni capodistretto, la Diocesi e le cooperative sociali che gestiscono l’accoglienza.
Un vertice da cui sono emersi diversi elementi: se dal punto di vista dei numeri la situazione è ormai stabile da mesi, il problema principale resta quello dell’alfabetizzazione dei profughi per pensare ad un loro inserimento nel mondo del lavoro.
«Il bilancio è senza dubbio positivo - ha spiegato il prefetto Maria Patrizia Paba dopo il vertice, durato circa tre ore - perché fondato sulla condivisione delle informazioni tra Prefettura, amministrazioni comunali, Diocesi e gestori. Un sistema diffuso, che ha permesso di accogliere i profughi in 227 strutture su tutta la provincia, dimostrando che questo modello di accoglienza è efficace». Un’accoglienza che però non è stata senza problemi, a partire dalla condizione in cui sono state trovate alcune strutture che ospitavano i richiedenti asilo: «I controlli ci sono - ha spiegato ancora il prefetto - tanto che nel 2017 sono state fatte 102 ispezioni, e nella prima metà dell’anno in corso erano già oltre 50. E dove sono stati rilevati problemi, i gestori sono stati sanzionati».
Ma se in questo momento la questione profughi è sotto controllo, all’orizzonte c’è l’apertura dei Cpr, i Centri per il rimpatrio che rappresentano l’evoluzione dei vecchi Cpt-Cie, con la struttura di via La Marmora che sarà l’unica a riaprire in regione: «Il Cpr - ha aggiunto il prefetto - ospiterà coloro che devono essere rimpatriati. Ora bisogna ristrutturare un immobile completamente disabitato dal 2013, quindi bisogna fare tutti i lavori che servono e poi le gare per la gestione». La strada verso la riapertura del centro di via La Marmora, insomma, è ancora piuttosto lunga: «Stiamo lavorando intensamente - ha fatto sapere ancora la dottoressa Paba - perché il Centro per il rimpatrio possa aprire nelle condizioni migliori». E mentre in tutta Italia stanno arrivando i 250 funzionari promessi dall’ex ministro Minniti per rafforzare le commissioni che devono valutare le richieste di asilo politico - quelli in arrivo a Bologna sono una decina - il sindaco di Modena e presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli ribadisce che la città non accetterà l’apertura del Cpr se non ci saranno le condizioni necessarie dal punto di vista delle forze dell’ordine: «Al neoministro Salvini abbiamo chiesto quello che avevamo chiesto a Minniti - spiega Muzzarelli - e cioè che abbiamo bisogno di risposte certe, perché la sicurezza e la dignità delle persone valgono per tutti. Servono certezze - conclude il presidente - per non tornare al passato». —
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