Quando gli immigrati arrivavano dal Sud Italia
Oggi la metà dei residenti ha radici meridionali, appenniniche e di paesi stranieri. Una ricerca ha analizzato il fenomeno
MARANELLO
Comparare la migrazione dal Sud della penisola e dall’Appennino con quella dai paesi stranieri: è questo l’obiettivo di una ricerca presentata l’altra sera a Maranello e che ha raccontato la trasformazione del distretto cuore della ceramica. Una ricerca interdisciplinare sui cittadini immigrati nel territorio modenese; “Il posto di chi arriva” è un progetto ideato dal "Laboratorio di Storia delle Migrazioni" che opera all'interno del Dipartimento di Studi linguistici e culturali di Unimore. Coordinata dal prof. Lorenzo Bertucelli dell’Università di Modena e Reggio Emilia e sostenuta dai Comuni di Modena, Sassuolo, Fiorano e Maranello - oltre che dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena - la ricerca si è articolata in due fasi. La prima, di raccolta dei materiali e di interviste coi testimoni, ha avuto come esito un report scientifico; la seconda, invece, ha dato vita ad un documentario, “Il posto di chi arriva”, che è stato proiettato nel piazzale della Biblioteca Mabic, alla presenza di Giuseppe Morrone e Antonio Canovi, ricercatori, dell’assessore Mariaelena Mililli e di Abderrahman Jabri, delegato sindacale che ha raccontato la propria esperienza.
«L’immigrazione nel modenese, dal punto di vista storico – spiega Morrone – è composta da tre fasi: dall’Appennino, dal Sud Italia e dai paesi esteri. Noi ci siamo occupati dell’immigrazione dal sud e dai paesi esteri». Un progetto innovativo, che compara la fase delle migrazioni interne (in particolare tra gli anni ’60 e ‘80) e la prima fase dell’immigrazione dall’estero (fine anni ’80 e anni ’90). Un mutamento demografico che è andato di pari passo col mutamento del territorio e del lavoro: «La migrazione dalla montagna nella prima fase – afferma Antonio Canovi - è stata un ingresso nel mondo del distretto ceramico in un momento in cui questo è ancora in via di costruzione, quando ancora non è distretto. È un’immigrazione che ha delle prossimità geografiche, perché le persone provengono da paesi che si trovano a 30-40 km di distanza. Dal sud Italia, invece, si arriva un po’ più “all’avventura”, non sapendo dove dormire, ma con la speranza e l’idea che si possa trovare un lavoro. È un arrivo differente dall’altro, perché all’inizio non ci sono prossimità geografiche; poi, col tempo, si sono formate delle catene migratorie.
Infine, possiamo collegare l’arrivo di persone da fuori Italia, dal Marocco in particolare, con una fase di passaggio dal lavoro manuale della ceramica ad un lavoro più automatizzato; una fase di ristrutturazione aziendale, insomma.
Inoltre, per quanto riguarda i flussi dall’estero, c’è una maggiore fragilità: trovare casa è sempre stato un problema, nonostante gli sforzi delle amministrazioni comunali. Ma questo vale anche per l’immigrazione dal sud». Non solo differenze, ma anche punti in comune tra le varie fasi: «Sono arrivate da ogni luogo persone prive di una preparazione specifica; all’interno del distretto c’è stata una grande capacità di fare formazione.» Ruolo centrale ha Sassuolo in cui, per Canovi: «manifesta conflitti e problemi perché è una città e funge da piazza». —
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