Prima di stupirsi che anche qui... Anche qui, cosa?
Nei giorni scorsi la nostra Gazzetta ha fatto il punto sul risiko della politica, con i suoi annessi e connessi, che animerà i prossimi mesi modenesi. Cercando di fotografare l’esistente e il...
Nei giorni scorsi la nostra Gazzetta ha fatto il punto sul risiko della politica, con i suoi annessi e connessi, che animerà i prossimi mesi modenesi. Cercando di fotografare l’esistente e il possibile (o l’immaginabile a oggi) tra incarichi e poltrone, nomi e suggestioni, spartiti e musicanti, poteri e ambizioni. Rispettando nel racconto schemi consueti: a partire dal peso dei partiti e dal loro stato dell’arte, dalla condizione di salute pubblica dei loro esponenti, dal mood del loro intreccio di relazioni. Senza ricavarne conclusioni o indicazioni a priori: solo per dire da dove si parte e dove in qualche modo si dovrà arrivare (o andare a sbattere). Non è però un gioco di ruolo, ma un passaggio chiave per delineare il nostro futuro prossimo: chi ne ha parte si spera voglia muoversi da ora con sguardo e atteggiamenti diversi. Se a guidare l’approdo alle urne, con le conseguenti architetture degli assetti di governo e sottogoverno locale, sarà la bussola del passato, la rotta verrà smarrita (o persa, per usare un verbo che legato al voto forse a qualcuno dice qualcosa). Riproporre le battaglie di schieramenti (invero sempre più esigui), la rappresentazione in fieri delle diverse anime con ricalcolo del loro valore (plus valori non ce n’è più...) e riparto delle responsabilità, riallocare personale politico diversamente e altrove scaduto: tutto questo, se solo questo, sarebbe il segnale del naufragio imminente. Avviso, modesto, ai naviganti: rimettersi in gioco, ricominciare da zero o quasi, considerare Modena in sé e per sé (non come pedina su un confuso scacchiere nazionale). Aprirsi al nuovo e all’inconsueto, che rompe qualche schema in cambio di linfa vitale e orizzonti inusuali: a tutto ciò che comunque qui continua a nascere e vivere, a suggerire e chiedere almeno attenzione. E che spesso invece solo alligna, nel disinteresse di chi ha in mano le redini o dà le carte. Salvo poi chiedersi perché, chi mai l’avrebbe detto, anche qui... Anche qui, cosa?
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