«Non si può realizzare un polo culturale senza market e palazzi?»
«Quello che chiedo è molto semplice: diamoci tempo. Cioè, partiamo con il teatro e poi vediamo se c’è veramente bisogno di tutto il resto, perché il rischio è quello di disattendere il mandato del...
«Quello che chiedo è molto semplice: diamoci tempo. Cioè, partiamo con il teatro e poi vediamo se c’è veramente bisogno di tutto il resto, perché il rischio è quello di disattendere il mandato del progetto».
Al centro c’è il progetto per la riqualificazione dell’ex Amcm, e a parlare è Marco Chincarini, consigliere del gruppo di maggioranza Mdp-Per me ed ex rappresentante dell’Idv, che con Eugenia Rossi portò avanti una durissima battaglia contro la giunta Pighi sul comparto di via Sigonio. E mentre oggi in commissione Seta si tornerà a parlare della delibera che dà l’ok al trasferimento degli immobili e al carico-scarico merci su viale Sigonio e via Morane, il consigliere di sinistra esprime diversi dubbi sul progetto. «Sono perplesso - spiega Chincarini - perché l’assetto attuale disattende il mandato di un polo culturale che metteva il pubblico, e in particolare il teatro, al centro, mentre oggi le cose sembrano molto diverse». Il riferimento è soprattutto al supermercato, che con il carico-scarico merci porterà il Supercinema estivo a spostare il suo storico ingresso, ma in generale Chincarini è convinto che il baricentro dell’operazione si sia spostato troppo sul privato: «Il fatto è che in questi anni sono cambiate un po’ di cose - spiega - a partire dal fatto che Ert è diventato teatro nazionale, e di conseguenza ha avuto finanziamenti importanti e oggi può camminare sulle sue gambe. A questo punto mi chiedo: il progetto ha ancora bisogno di un supermercato e di tre palazzine per stare in piedi, o forse possiamo partire con il nuovo Teatro delle Passioni e darci il tempo per capire se le esigenze sono cambiate?Capisco che per qualcuno possa essere interessante aprire un nuovo supermarket e costruire 60 alloggi - conclude - ma dobbiamo sempre seguire le logiche del mercato, o possiamo pensare e agire diversamente quando in ballo c’è un polo culturale?»
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