Gazzetta di Modena

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la burocrazia e il “buon senso” post sisma 

Lavori di un palazzo bloccati per un muretto di 40 anni fa

Lavori di un palazzo bloccati per un muretto di 40 anni fa

Si moltiplicano i casi di terremotati incastrati da “antichi” e piccoli abusi edilizi Gli episodi più eclatanti a San Felice e ai danni di un malato di cancro a Concordia 

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Una finestra in un garage un po’ più in là rispetto al disegno originario, oppure una paretina per sistemare un pertugio tra stanze, realizzando un armadio a muro... Robe di 40 anni fa. Oppure una porta dichiarata in una ristrutturazione ma mai aperta perché nel frattempo è arrivato il terremoto.

Molte sono irregolarità “antiche”, del 1970 o giù di lì, e commesse spesso da altri, da chi non c’è più. Sufficienti però a paralizzare i contributi e i lavori di ricostruzione post sisma dei terremotati. Casi che si moltiplicano, specie nei comuni dove il mostro della burocrazia fagocita il buon senso, in nome di una ricostruzione che, definendosi legale, finisce per rivelarsi al tempo stesso ingiusta. I casi più di “scuola “di questi giorni - ma ce ne sono tanti altri - sono due.

la porta di concordia

Concordia è un caso noto: i circa 400mila euro per la ristrutturazione di una casa a Vallalta sono bloccati perché ad un terremotato malato di cancro si contesta che, laddove c’era sul disegno del tecnico una porta nei rilievi, sia stato invece trovato un muro. Tremila euro tra multa e pratica, che questo malato - per di più rimasto senza lavoro - deve inderogabilmente pagare. Se non paga, il progetto della casa dove viveva resta rigettato, respinto. Buttato via. Come si ricorderà, quest’uomo disperato si è presentato in Comune, ha “occupato” l’ufficio tecnico e ne è uscito con un pugno di mosche in mano, anzi, con una denuncia penale da smaltire.

Nei giorni scorsi - rappresentato dall’associazione Sisma 12 cui si è affidato - in Comune a Concordia si è tenuta una nuova riunione. Nulla da fare: deve pagare e basta. Risultato: «Come Sisma12 faremo una raccolta fondi, ormai siamo agli sgoccioli, vista l’intransigenza delle istituzioni chiediamo un aiuto per questa persona...», spiega Aureliano Buendia dell’associazione, certificando il fallimento di ogni effettiva mediazione.

l’armadio di san felice

L’altra vicenda a San Felice, dove il post sisma ha fatto troppo spesso discutere. Il caso è quello di Antonio. Ha acquistato la casa anni fa, in via Ferraresi. Ora c’è un progetto di riparazione post sisma da più di un milione, che si è inceppato per un... armadio a muro. La precedente proprietà, anni Settanta, aveva sistemato un pertugio tra stanze, realizzando l’ armadio. La pratica era stata consegnata al catasto, dove infatti risulta, ma il geometra non l’ha consegnata al Comune. Che oggi così contesta l’abuso edilizio - chiedendo quasi 2.000 euro per multa e pratica - e blocca il finanziamento milionario. L’interessato, che 2.000 euro non li ha sull’unghia (perchè la vita a volte si complica...) e che soprattutto non si sente colpevole di un abuso che al catasto è regolare, ha lamentato che di abusi edilizi lui non ne ha commessi, ma la risposta è stata che se il cantiere partirà il Comune si sostituirà a lui. Insomma: o paga o perde il contributo, quindi l’appartamento. E l’ha vissuto come un ricatto, non certo come sensata burocrazia. —

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