Educatori per passione: «In questo posto non si può essere tristi»
Quale miglior modo per capire meglio il mondo della Città dei Ragazzi se non parlare con chi è a contatto con loro ogni giorno. Enrico Bernabiti, uno tra gli otto educatori responsabili, ci ha dato...
Quale miglior modo per capire meglio il mondo della Città dei Ragazzi se non parlare con chi è a contatto con loro ogni giorno.
Enrico Bernabiti, uno tra gli otto educatori responsabili, ci ha dato due parole chiave: umiltà e semplicità. «Amo stare con loro, tornerei qui ogni anno» ci racconta. Sottolinea anche un importante segreto da tenere in considerazione quando si parla di centro estivo e di bambini: tanta pazienza. «Sono diventato da poco papà e ho solo potuto constatare ancora di più quanto io adori i bambini.»
Dello stesso parere è Chiara Galli, un’altra educatrice responsabile, che come parola chiave per descrivere tutta la felicità che la stava circondando ha scelto “famiglia”.
«Studio scienze dell’educazione e tornerei qui ogni anno più che volentieri: nel futuro voglio lavorarci con i bambini».
Ci parla poi di come, da quest’anno, sia partita una normativa di legge che prevede la presenza di un educatore diplomato ogni dieci bambini: il lavoro dell’educatore, in questo caso, non sarebbe più di volontariato, ma riceverebbe una sorta di stipendio. Un’osservazione che viene fatta per sottolineare come lei si impegnerebbe comunque in questo lavoro anche senza la promessa di ricevere un compenso in cambio.
«Siamo tutti fratelli e sorelle» dice sorridendo. «Anche se ti svegli, sei in una giornata no e hai l’umore triste, vieni qui, vedi tutti loro ed è impossibile non essere felici: li vedi divertirsi, sorridere, e non puoi fare a meno di pensare che è anche per merito tuo. A volte forse non ce ne rendiamo conto, ma sono loro che danno la gioia più grande a noi.» —
B.S.
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