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Modena, aggredito a San Damaso: «Quel Labrador in fuga è molto pericoloso»

S.TO
Modena, aggredito a San Damaso: «Quel Labrador in fuga è molto pericoloso»

L’uomo che ha sparato: «È addestrato ad attaccare. Mi ha puntato alla gola, non aveva paura dei colpi di pistola» 

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Un incubo, una situazione da film del terrore. Una spalla ferita, le mani fasciate, 30 giorni di prognosi dopo le cure in ospedale: il padrone di Ettore, il labrador di due anni , che è stato aggredito e che ha dovuto sparare 8 colpi di pistola per difendersi, racconta quella terribile domenica mattina, mettendo in guardia chiunque possa imbattersi in quell'animale.

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«Ho visto che a San Damaso - spiega - sono stati affissi volantini con la scritta che è un animale buono. Attenzione, è molto pericoloso. A mio avviso è stato addestrato ad attaccare . A me ha puntato alla gola, sono riuscito solo per caso a parare l’assalto e allora mi ha morsicato braccio, mani e spalla». «Per questo motivo, per il fatto che non fosse un cane mansueto - dice - denuncerò la struttura che me lo ha dato. Mi avevano detto che era buono, che non dava problemi. Era da loro da otto mesi, trovato in meridione abbandonato che vagava , senza il microchip, preso da una volontaria e poi dato a questa pensione. In 8 mesi ti accorgi come si comporta, non poteva non passare inosservato. Un cane addestrato, mi viene da dire, dalla malavita, per attaccare, che non si lascia intimorire dagli spari».

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LA DOMENiCA TERRIBILE

«Sabato lo avevamo preso e portato a casa, bagnetto, cibo che gli piaceva. Era energico. La mattina dopo, verso le 10, la mia compagna si avvicina per fargli una carezza, lui ha fatto un balzo, col muso è finto sulla sua faccia, un colpo forte, e poi le ha morsicato la mano. È corsa dentro alla stanza e ha chiuso la porta. Io sono arrivato, minimizzavo, e per sincerarmi ho aperto la porta, sono uscito e in mazzo secondo Ettore mi è balzato alla gola. Mi ha morsicato le mani e ficcato i denti in una spalla Son riuscito, tutto sanguinante, a rientrare in stanza e chiudere. Nel frattempo la mia compagna aveva chiamato il 118, ma per raggiungere l’ambulanza nel vialetto privato all’esterno, c’erano 25 metri, tra casa e il cancello. Ho due pistole, le detengo per tiro a volo. Ho sparato un colpo in aria dalla finestra, per allontanarlo, ma nulla. Così ho pensato di raggiungere l’ambulanza con l’auto: porta del garage elettrica, siamo saliti, ho preso una pistola e siamo usciti in cortile. Il cane girava intorno, non mollava. Dovevo raggiungere il 118: ho aspettato che si allontanasse, ho aperto il cancello esterno, mi sono avvicinato all’ambulanza, sono sceso, ma lui è riuscito ad uscire nel viottolo. Sebbene lontano, in pochi secondi si è portato a meno di dieci metri. Qui ho iniziato a sparare, verso lui, lontano da lui per vedere se si bloccava. Niente, era come se non facessi nulla. Ho sparato un po’ più vicino, forse l ’ho sfiorato a una gamba. Li ho visto che ha “sentito” il colpo, ha cambiato direzione ed è fuggito». —

S.TO

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