Sante Levoni a processo per corruzione «Ha pagato un giudice»
Pesanti accuse della Procura di Bologna al re delle carni di Castelnuovo. Soldi e regali per trasferire la residenza a Montecarlo
CASTELNUOVO. La Procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per il noto imprenditore Sante Levoni, patron della Globalcarni e residente a Castelnuovo, con l’accusa di corruzione.
La richiesta del processo, firmata dal pubblico ministero Morena Plazzi, arriva nell’ambito dell’inchiesta su un giro di consulenze “proibite” fornite dal giudice tributario Carlo Alberto Menegatti, componente della commissione tributaria dell’Emilia Romagna, a vari imprenditori e titolari di società, in merito a ricorsi pendenti col fisco, dietro compensi in denaro.
TREDICI A PROCESSO. In tutto sono tredici le persone per cui viene chiesto il rinvio a giudizio: tra loro, oltre a Levoni e Menegatti, figurano tra gli altri il commercialista bolognese Giuseppe De Pascali e l’imprenditore romano Verardi. Coinvolti anche due ex dipendenti dell’Agenzia delle Entrate che facevano da intermediari.
Nei guai pure un attuale impiegato del fisco e un dipendente di Equitalia, che accedevano alle rispettive banche dati per rivelare notizie riservate sui rapporti col fisco e procedure di riscossione attivate.
LE ACCUSE A LEVONI. Levoni, in particolare, è accusato di aver regalato “prodotti alimentari di elevato valore commerciale” e di aver promesso anche somme di denaro in cambio della consulenza illecita di Menegatti, a proposito sia della decisione del patron dei salumi di trasferire la residenza dall’Italia al Principato di Monaco, sia di «alcuni accertamenti fiscali a carico della società GlobalCarni che ha sede a Spilamberto - si legge nella richiesta della Procura - per i quali erano pendenti ricorsi in secondo grado innanzi alla commissione tributaria regionale», procedimenti per i quali il giudice tributario Menegatti «si attivava per fornire informazioni riservate in merito alla sezione e ai giudici assegnatari» del contenzioso.
Nell’aprile scorso, la Guardia di Finanza ha notificato a tutti e tredici gli indagati l’atto di fine indagine. I fatti risalgono al periodo tra l’estate del 2015 e quella del 2016. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
