Modena, i Si Cobas in via Caruso: «Basta lavorare venti giorni di fila e senza le soste»
Sciopero dei lavoratori Si Cobas all’impianto di via Caruso contro la nuova cooperativa che si difende: «Con noi ora gli operai prendono più soldi »
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MODENA. Venti di protesta in discarica. Ieri mattina una dozzina di operai hanno tolto le mani dai macchinari e agitato le bandiere del Si Cobas in un presidio «a oltranza». Domandano un incontro con i vertici Hera e la cooperativa Ageste perché «stanchi» della situazione lavorativa. La multiutility che ha dato in affidamento l’impianto si dice coinvolta passivamente dalla vicenda, la coop è pronta al confronto, annunciando azioni legali per lo sciopero di ieri.
I lavoratori coinvolti nello sciopero vantano anni di esperienza nell’impianto di via Caruso. «Continuano a lavorare per 15-20 giorni senza stacco - ha affermato Gennaro Merlino, rappresentante della sigla - e sono costretti a mangiare in discarica senza mensa, stando per otto ore senza sosta con macchine infuocate». Per Si Cobas Modena tutto sarebbe cambiato con il passaggio sotto la cooperativa. «Prima lavoravano con contratti di logistica - ha ripreso Merlino - poi sono stati inquadrati come pulizia, con decurtamento della busta paga. Lavorano anche di notte e prendono di meno». Secondo lui gli incontri con Ageste «non hanno portato a nulla». Gli operai, di origine straniera, si sono professati «stanchi» per la mensa, gli orari, le buste paga «in cui nessuno capisce quanto prende».
HerAmbiente s’è detta estranea ai meccanismi contrattuali, Ageste è entrata nel merito. «Quando siamo subentrati abbiamo applicato il contratto multiservizi perché il precedente per noi non era adeguato - ha assicurato Paola Pesci, presidente della coop ferrarese - e ora gli operai prendono di più. Da questo mese hanno le timbrature, non è vero che non paghiamo gli straordinari».
Il presidente ha anticipato una lettera al prefetto «per sbloccare uno stato di agitazione infondato». Pesci è «stanca di subire minacce» e recrimina di aver «ricevuto una posta certificata alle 6 di ieri mattina con cui si comunicava lo sciopero. L’altra volta è stato comunicato a mezzanotte e questo non è un atteggiamento corretto». La figura apicale di Ageste ha invitato a «chiamarmi davanti a un giudice del lavoro se non pago quanto previsto nel contratto». Sui punti ha rivolto un invito «a trovarsi negli studi appositi, non a protestare così». —
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