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Maxi processo sull’urbanistica A settembre sarà prescrizione

Daniele Montanari
Maxi processo sull’urbanistica A settembre sarà prescrizione

Il tribunale non completa il dibattimento, a breve arriverà la sentenza “libera-tutti” Le parti civili: «Almeno confiscate palazzine e asilo, sono palesemente abusivi»

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SERRA

Finisce tutto in prescrizione il maxi processo sull’urbanistica a Serramazzoni, quello legato al superlavoro degli investigatori in Comune.

Ieri è iniziata (tra il pubblico l’ex sindaco Rubbiani, le consigliere comunali dei 5 Stelle Marzani e Guaitoli e la delegazione di Libera) ma non finita la discussione finale (stop alle 13.30) e nonostante le richieste delle parti civili di anticipare la prossima udienza, non è stato possibile farlo: la sentenza resta per il 14 settembre, quando ogni capo d’imputazione (riguardo l’ex capo dell'ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, l’ex sindaco Luigi Ralenti, l'imprenditore Remo Uccellari e l’ingegnere Daniele Zanni) sarà fuori tempo massimo. Questo però non ha impedito dure requisitorie da parte dell'accusa, con la richiesta di confisca degli immobili ritenuti abusivi.



Così innanzitutto il pm Claudia Natalini: «Sarà tutto prescritto alla data della sentenza – ha ricordato – ma i 36 appartamenti costruiti a San Dalmazio a Casa Morandino fanno capo a una vera e propria lottizzazione abusiva. Ne chiedo pertanto la confisca anche senza condanne penali, perché il reato è stato pienamente accertato così come le responsabilità».

Così anche l’avvocato Francesco Colliva, parte civile per Legambiente: «Non potete lasciare la disponibilità del bene – ha detto - a persone che hanno messo in atto un’operazione chiaramente di sfruttamento del territorio, facendo scempio della zona agricola». Ha chiesto anche formale condanna degli imputati, per quando priva di effetti per prescrizione.



L’avvocato Andrea Mattioli, parte civile per il Comune, ha rincarato ancora la dose: oltre a un pronunciamento comunque di condanna per tutti e la confisca dei 36 appartamenti, ha chiesto di procedere a confisca anche per l’asilo di Riccò, «perché – ha spiegato – a mio giudizio qui non si configura un semplice reato di abuso edilizio ma di lottizzazione abusiva, che consente la confisca. Una recente sentenza di Cassazione stabilisce il principio che è da ritenersi lottizzazione abusiva ciò che incide profondamente sull’assetto e la programmazione del territorio, a danno della collettività. E qui è così, perché è stato compromesso l'ampliamento del cimitero». In più ancora, Mattioli ha chiesto 2 milioni di danni, «una cifra bassa – ha precisato – di fronte all'enorme danno morale e materiale patito dalla comunità per queste vicende. Sono state bypassate le regole, violentando le leggi e il paesaggio. Il Tribunale ormai sa come funzionava il sistema Serra, e come abbia portato i cittadini a non sapere più se fidarsi del Comune. Dove prima si facevano accordi, e poi si mettevano a posto le carte. È chiaro che l’intervento di Casa Morandino era speculativo: i 36 appartamenti erano già in utile, e doveva essere costruito dell'altro. Chiedo pertanto alla Corte – è stato il suo appello – di dare un segnale alla comunità, dicendo: “Chi sbaglia paga. Le regole possono essere lente e faticose, ma vanno rispettate”. Non si manipolano gli strumenti urbanistici come il pongo». Si vedrà, ma con la prescrizione la giustizia in questa vicenda ne esce davvero... ridimensionata. —



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