Imprese modenesi in frenata: calano le vendite alimentari
Colpiti soprattutto i piccoli dettaglianti, negativo il saldo anche dei locali pubblici Il direttore Rosselli: «Rallentano i consumi, necessario più potere d’acquisto»
Avvio d'anno in frenata per le imprese modenesi del commercio, dei servizi e del turismo.
Dall'indagine dell'Osservatorio di Confesercenti emerge infatti che, «archiviato il leggero incremento degli affari che aveva caratterizzato il 2017, al 31 marzo scorso le vendite hanno segnato una flessione, facendo segnare un -1,6%».
Il calo, attribuito anche «all'instabilità politica e, per alcuni settori, alle avverse condizioni atmosferiche», ha colpito «il dettaglio alimentare (-1% a livello provinciale, con il picco del -12% nelle Terre d'Argine, bilanciato dall'aumento dell'11% nel Distretto Ceramico) ed extra alimentare (-8,7%, con punte del -18,5% nel Distretto ceramico e del -13,5% nelle Terre dei Castelli, e un +5,8% nell'Area Nord della provincia)», ed è «particolarmente accentuato per abbigliamento e accessori».
Negativo, dopo quasi un triennio di crescita, «il dato dei pubblici esercizi (-1,6%, con cali soprattutto a Modena e Carpi ma un aumento del 6% in montagna) e quello dell'ingrosso (-1,2%, determinato soprattutto dal -10% dell'area nord)», mentre è «decisamente buono il trend dei servizi di intermediazione, sostenuti dall'immobiliare e dai servizi alla persona (+12,2%)».
ANDAMENTO SOTTOTONO
Numeri che, afferma Confesercenti, «rispecchiano l'andamento sottotono che nel primo trimestre ha caratterizzato l'intera regione, come rilevato anche da Unioncamere regionale».
Sorprende negativamente soprattutto «l'andamento trimestrale dei pubblici esercizi, anche se i primi rilievi sugli ultimi mesi mostrano segnali di ripresa, mentre c'è qualche preoccupazione in più rispetto alla flessione, dopo parecchio tempo, dell'ingrosso».
Da parte sua Marvj Rosselli, direttore provinciale di Confesercenti, afferma che i dati «evidenziano che la ripresa dei consumi sta rallentando nuovamente», aggiungendo che «se non riparte il mercato interno (che genera quasi l'80% del pil) difficilmente miglioreranno le performance economiche locali e del paese».
meno pressione fiscale
Secondo l'esponente dell'associazione, dunque, «sono necessari un maggior potere d'acquisto per le famiglie e una minore pressione fiscale per le imprese per far ripartire la crescita economica, che passa obbligatoriamente per il lavoro».
Sul punto Rosselli rileva «con profonda insoddisfazione" l'inserimento, nel decreto dignità, di "pesanti interventi sui contratti a termine che modificano le regole, causano aumenti di costo e incertezza fra gli operatori, in particolare per le imprese turistiche e il terziario, penalizzando le imprese».
Giudizio positivo, invece, «sull'apertura del ministro del lavoro, Luigi di Maio, alla reintroduzione dei voucher», con l'auspicio che «non si limiti ad alcuni settori e che si concretizzi, in tempi rapidi, in uno strumento semplice per intercettare e gestire i picchi di lavoro occasionale». A questo punto si attende con speranze il prosieguo dell’anno e per quanto riguarda le attività commeciali qualche dato positivo potrebbe arrivare dai saldi. —
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