Gazzetta di Modena

Modena

La studentessa 21enne di Formigine ha discusso la tesi di laurea parlando coi fratelli modenesi di una vittima del campo di Omarska 

La missione di Giulia: trovare i testimoni del genocidio razziale nella ex Jugoslavia

ALBERTO SETTI
La missione di Giulia: trovare i testimoni del genocidio razziale nella ex Jugoslavia

formigine. Trovare a Modena gli esuli e i fuggitivi dalla guerra dimenticata, quella che ha lacerato a due passi dall’Italia, neppure trent’anni fa, l’ex Jugoslavia. È la missione speciale di Maria...

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formigine. Trovare a Modena gli esuli e i fuggitivi dalla guerra dimenticata, quella che ha lacerato a due passi dall’Italia, neppure trent’anni fa, l’ex Jugoslavia. È la missione speciale di Maria Giulia Guaitoli, di Corlo.

Lei ha 21 anni, e quando si chiudevano i campi di sterminio, quando si scoperchiavano le fosse comuni, quando si esaltava l’odio razziale in Bosnia Erzegovina, non era ancora nata. Eppure ha incrociato quel buco nero della civiltà, quella tragedia ancora ammantata di misteri e di così controverse opinioni, o di ferite aperte. Ne è rimasta scossa, colpita. Al punto da dedicare in chiave modenese la sua tesi di laurea ad una delle pagine più buie di quella tragedia: il campo di concentramento di Omarska, in cui perse la vita Fikret Harambasic, i cui fratelli vivono sotto la Ghirlandina, a Modena e a Fossoli.

le famiglie degli esuli. Non solo. Maria Giulia sta facendo un tirocinio con l’Istituto Storico della Resistenza, ad un progetto ambizioso: raccogliere le testimonianze delle famiglie di esuli, di fuggitivi da quella disfatta dell’umanità che oggi si sono rifatti una vita nel modenese. «Un progetto non ancora concluso - spiega la neodottoressa - poiché di registri ufficiali non ne esistono, ed internet non era certo diffuso quando nel 1992 le organizzazioni internazionali scoprivano i campi di concentramento. Ci stiamo lavorando, facendo leva sul passaparola, per superare la diffidenza e il dolore di chi ancora non se la sente di raccontare. Finora abbiamo interagito con una decina di famiglie. La loro storia sarà parte del viaggio organizzato anche quest’anno dall’Istituto Storico in Bosnia, al quale parteciperò anch’io».

Perché a Modena in effetti c’è chi su quella tragedia sta lavorando: alla guerra dei Balcani è stato dedicato un ciclo di approfondimenti dal titolo “Balcani d’Europa. Lo specchio di noi”, funzionale al viaggio, al quale ha partecipato anche Jovan Divjak, “eroe” della guerra dimenticata, e la regista dei processi che si sono celebrati al Tribunale Internazionale. Incluso il processo a Dusko Tadic, il primo ad essere celebrato. Tadic è stato condannato a vent’anni, ed ormai è libero.

la testimonianza a modena. È stato giudicato colpevole della morte di Harambasic, detenuto nel campo di Omarska solo perché musulmano, e nonostante fosse un poliziotto. Una vicenda emersa al processo e raccontata, tra tante difficoltà, dal fratello che oggi vive a Modena. «La tesi di laurea in Diritto Internazionale che ho appena discusso a Bologna con il prof Mengozzi - spiega Maria Giulia - si incentra proprio su questa intervista che ho potuto realizzare in più puntate, perché non è stato facile, neppure per loro. Ne sono emersi particolari, e una situazione che nel complesso agghiacciante, ovvero che pochi anni fa si è rivissuta la tragedia dei campi di concentramento, lo sterminio razziale. I carnefici di Harambasic sono stati i suoi amici, la gente che viveva nella sua città, con lui».

E Maria Giulia? «Proseguirò gli studi. O in relazioni internazionali a Bologna, o in ricerca interdisciplinare sull’Est Europeo a Forlì». —

ALBERTO SETTI.

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