Quei tre ragazzi che hanno portato la cannabis in città «Ma niente sballo»
Francesco, Giacomo e Gian Paolo guidano “Pharmacy Leaf” «I fiori di marijuana, oli rilassanti e creme sono tutti testati»
Vendono prodotti a base di cannabis, ma molti clienti si rivolgono a loro anche solo per chiedere informazioni, che non trovano altrove, sull’uso dei cannabinoidi. Si tratta dei tre soci carpigiani Francesco Brioni, Giacomo Po e Gian Paolo Sorrentino che, nei primi giorni di aprile, hanno aperto in via Sbrilanci “Pharmacy Leaf”, una vera e propria azienda tramite cui - primi a Carpi - importano, confezionano, certificano e inseriscono nel mercato, sia all’ingrosso che al dettaglio, prodotti ad alta percentuale di cbd (il cannabidiolo, molecola non psicoattiva) e a bassa percentuale di thc (tetraidrocannabinolo, il principale composto psicoattivo contenuto nella cannabis).
IL BUSINESS
Il bilancio di questi primi tre mesi è molto positivo, garantiscono, nonostante la disinformazione in merito all’argomento, cui giova la poca chiarezza della Legge sulla Canapa, la 242 del 2 dicembre 2016 che stabilisce come legale un tenore di thc superiore a 0,2% ma inferiore a 0,6%.
«Il nostro non è un grow shop - spiegano - non vendiamo semi, cartine o filtri per fumare. In Italia questo è un prodotto tecnico, ornamentale o da collezione, quindi noi vendiamo bustine di fiori di cannabis; oli che favoriscono sia la rilassatezza durante il giorno che il sonno durante la notte; e creme idratanti che aiutano la psoriasi o l’acne giovanile».
È un’azienda di analisi di Perugia, la Crabion, con cui collaborano, a eseguire i controlli sulle varie influorescenze trattate in negozio e a comunicare se è possibile la libera vendita.
LE DIFFICOLTà
«Purtroppo, il mercato subisce le conseguenze non proprio positive dei continui cambiamenti di pensiero da parte dello Stato - continuano - che un giorno dichiara lo 0,4% illegale e il giorno successivo imposta un altro limite ancora. Serve un regolamento chiaro».
Il riferimento è ai fatti accaduti alcuni giorni fa a Macerata, dove la polizia ha chiuso due negozi specializzati nella vendita di prodotti a base di cannabis perché commercializzava marijuana con principio attivo del 0,6%, considerata sostanza stupefacente.
«Questo periodo speriamo ci porti ad avere una scrematura naturale di quanti operano come nei casi di Macerata, senza linee guida - dicono i tre ragazzi - Noi operiamo con la consulenza di un legale e il supporto di due professionisti sanitari romagnoli».
parola d’ordine: ricerca
I tre giovani non nascondono di voler attivare sinergie con il mondo della ricerca. «Non vogliamo essere quelli che vendono la marijuana light: non è questo il concetto - chiariscono - Vogliamo dare l’idea della correttezza e del pulito. Il nostro è un prodotto tecnico, un palliativo per il sollievo (specie dello stress e dell’ansia). Dopodiché, per l’uso, è il cliente che si documenta».
Il cliente “tipo” carpigiano ha tra i 30 ai 50 anni. «Nella prima settimana, abbiamo avuto un pubblico che, mosso dalla curiosità, era sceso anche fino ai 18 anni. Poi, però, i ragazzi hanno capito la differenza tra sballo e farmaceutica e non sono più venuti». Ragion per cui Pharmacy Leaf non ha una piattaforma e-commerce. “Vogliamo vedere i nostri clienti - concludono - Crediamo molto nel rapporto umano, diretto. Anche perché ogni situazione è a sé e ognuno ha bisogno di un consiglio ad hoc». —
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