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Cade dal letto e muore: il Policlinico di Modena risarcirà gli eredi

Carlo Gregori
Cade dal letto e muore: il Policlinico di Modena risarcirà gli eredi

Azienda ospedaliera condannata a pagare anche la sofferenza dell’agonia: «Sconvolta la vita di vedova e figlia». In tutto a loro spettano 350mila euro

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MODENA Perdere un parente per la morte successiva a un ricovero ospedaliero durante il quale è caduto fratturandosi il femore a causa delle cure non adeguate provoca negli eredi uno sconvolgimento della vita tale da creare un “danno da lesione parentale”. Per questo è giusto che ottengano un risarcimento per quanto è avvenuto, che comprenda questo danno affettivo ma anche i danni biologici subiti dal paziente che ha sopportato un a grave sofferenza negli 85 giorni di agonia finale. Lo ha stabilito il Tribunale Civile di Modena, Prima Sezione, condannando il Policlinico a pagare più di 350mila euro di risarcimento a una famiglia modenese.

CADUTA E MORTE

È stata infatti la caduta dal letto senza le sponde alzate e la conseguente frattura di un femore - secondo il perito e quindi secondo il giudice che ritiene la consulenza corretta - a provocare la morte di un pensionato 84enne modenese ricoverato al Policlinico presso il reparto di Medicina II per un focolaio di broncopolmonite. Il nesso di causa-effetto tra i due eventi esiste, secondo il tribunale, nonostante il Policlinico lo negasse.

LA SPONDA ABBASSATA

La vicenda è avvenuta dopo la mezzanotte del 3 maggio 2012. All’anziano era stato somministrato un medicinale con effetti sedativi-ipnotici a base di benzodiazepina, ma non era stata alzata la sponda del suo letto ed è caduto rovinosamente a terra. È stato trovato dolorante con il femore rotto. Operato, gli è però rimasta una grave menomazione a camminare («rilevante sindrome ipocinetica») con un progressivo decadimento delle sue condizioni generali di salute, nonostante fosse guarito dalla polmonite. Un grave disagio durato fino alla morte avvenuta il 26 luglio 2012.

Analizzata la consulenza medica, il giudice giunge alla conclusione che «il decesso è riconducibile alla frattura del femore conseguente alla caduta dal letto da parte di un paziente anziano al quale era stato somministrati un sonnifero non necessario», mentre la broncopolmonite risulta un fattore «irrilevante». Quanto al sonnifero, il consulente scrive che le condizioni per prenderlo, «da un’attenta lettura del diario clinico e infermieristico, non parrebbero essere state presenti per il paziente».

LA SOFFERENZA DEGLI EREDI

Emerge quindi un danno provocato dal Policlinico. E questo danno, di tipo non patrimoniale, è biologico. Fatto determinante nella causa, «è trasferibile agli eredi in seguito al decesso». Questo danno, spiega il giudice, deve comprendere anche il dolore patito dal paziente negli 85 giorni di agonia prima della morte.

Ad avviare l’azione legale contro la direzione dell’ospedale di via del Pozzo sono stati proprio gli eredi: la vedova e la figlia. E il giudice ritiene che abbiano pienamente diritto ad avanzare richieste di risarcimenti. Si legge nella sentenza: «Il danno conseguente alla perdita del congiunto per la moglie convivente e per i figli può essere riconosciuto “iure proprio” come lesione del rapporto parentale e come lutto che determina uno sconvolgimento della vita profondo e irreversibile, accentuato dal fatto che, proprio in questo caso, la morte sia intervenuta dopo tanti giorni di agonia e in seguito a un evento inaspettato quale un incidente subito in ambito ospedaliero».

Per questi motivi, calcolata l’entità del danno, il giudice ha condannato il Policlinico a pagare alla vedova 215mila euro, alla figlia 135mila euro e al nipotino del pensionato 33mila euro, più interessi, oltre al pagamento delle spese legali.
 

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