Gazzetta di Modena

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ANALISI DELLA CNA 

Tasse, lievi aumenti Ma per pagare il fisco si lavora fino ad agosto

Modena al 54esimo posto in Italia per pressione fiscale «I rimedi? Introdurre la Flat Tax ed estendere il forfettario»

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Torna l'indagine di Cna sulla tassazione a carico delle piccole-medie imprese italiane, e a Modena la situazione appare stabile. In città il prelievo aumenta di un decimale rispetto all'anno scorso (uno 0,1% che «costa all'imprenditore 122 euro»): complice l'aggravarsi della tassazione in altri territori, Modena scala tuttavia due posizioni portandosi dal 56esimo posto al 54esimo, su 137 piazze a livello nazionale, e confermandosi terza per quanto riguarda le città capoluogo di provincia dell'Emilia-Romagna, dietro Reggio Emilia e Ferrara, facendo comunque meglio rispetto al trend nazionale (61,4%).

In ogni caso, viene studiato il profilo di un'azienda-tipo: individuale, con quattro operai e un impiegato, attiva in un laboratorio artigiano di 350 metri quadrati con uno spazio destinato alla vendita di 175 metri quadri, con macchinari e arredamenti, con ricavi pari a 431mila euro e un reddito d'impresa di 50mila. Un'azienda di questo tipo, a Modena, nel 2018 avrà pagato a fine anno 29mila953 di euro in tasse, il 59,9% del proprio reddito (ossia 122 euro, appunto lo 0,1%, in più rispetto al 2017): si tratta di imposte che per l'82,3% sono nazionali (Irpef e contributi), per l'11,5% sono comunali e per il 6% sono regionali. In sostanza, quest'impresa quest'anno lavorerà per il fisco fino al 6 agosto, definito da Cna "il tax free day degli imprenditori modenesi".

«In ogni caso, – commenta Claudio Medici, presidente della Cna di Modena – anche se è vero che gli aumenti annuali sono limitati ai decimali, è un fatto che le tasse continuino ad aumentare, al di là degli annunci: 38 euro tra il 2015 e il 2016, 53 l’anno seguente, 122 quest’anno. Non solo, quindi, il total tax rate non si riduce, ma i numeri continuano a dimostrare come il fisco rappresenti ancora un’emergenza».

In conclusione per Cna molto resta ancora da fare per arrivare ad un fisco più equo e sostenibile per le piccole imprese.

«Tra i vari interventi, alcuni di questi sono di semplice applicazione» spiega Cna e cita tra gli esempi: l’adeguamento dei valori catastali degli immobili a quelli di mercato, per rendere l’Imu coerente con questi ultimi; l’agevolazione del passaggio generazionale delle imprese individuali tramite la completa neutralità fiscale delle cessioni d’azienda.

«Altri, invece, potrebbero rappresentare una vera inversione di tendenza: l’introduzione della Flat Tax, in modo progressivo e credibile, cioè sulla base delle risorse rese disponibili attraverso il recupero dell’evasione e la riduzione della spesa pubblica, prevedendo una preveda la riduzione delle aliquote Irpef, a partire da quelle più basse del 23% e del 27%, ed eliminando la discriminazione attuale operata dalle detrazioni da lavoro delle piccole imprese personali. Infine, l’estensione del regime forfettario a tutte le imprese individuali e ai professionisti con ricavi sotto i 100mila euro, una norma che nasce da una precisa richiesta di Cna, ma oggi limitata alle sole realtà con ricavi compresi tra i 25mila ed i 50mila euro. —



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