Il canile deve rifarsi il look Intervento da 800mila euro
La struttura gestita dalla onlus “L’isola del vagabondo” ospita oltre 70 cani I Comuni proprietari votano l’accensione di un mutuo per consentire i lavori
mirandola
Ha destato qualche perplessità il finanziamento per l’ampliamento del canile intercomunale di Mirandola per una spesa complessiva di più di 800mila euro in capo ai nove Comuni dell’Area Nord. La realizzazione di due nuove strutture - che sorgeranno a nord dell’attuale fabbricato su di un area ora destinata a coltivazione - in verità è un intervento già approvato in Ucman nel novembre 2014. Ma è tornato d’attualità in quanto è entro il 2020 - come da decreto regionale del 2013 che impone di risanare entro quel termine tutti i canili comunali per cani e gatti al fine di tutelarne salvaguardia e benessere - che si devono realizzare i lavori. Una spesa di non poco conto perla struttura di proprietà comunale ma gestita dalla Onlus “L’isola del vagabondo”.
L’accensione di un mutuo per l’ampliamento del canile costerà al Comune di Camposanto 32mila euro, ad esempio. Provvedimento approvato all’unanimità con qualche mormorio tra il pubblico per la scelta del centrodestra.
«Vogliamo bene agli animali, ma sembra quasi contino più delle persone. Con tanta gente che è ancora fuori ad attendere come un miraggio di poter rientrare nella propria casa», hanno detto i critici.
Della reale necessità di investire nell’ampliamento del canile è un quesito che si è posto anche Massimiliano Fortini, consigliere comunale a San Felice per il Movimento 5 stelle. Fortini - a fronte di un mutuo che costerebbe invece al Comune di San Felice 125mila euro - si è domandato quali siano i costi attuali della struttura e il numero di animali ospitati.
Puntuale il report dell’Ucman: la gestione del canile e dell’attigua infermeria per gatti comporta un costo (fino al 30 settembre 2019) pari a 190mila euro; da una stima del primo gennaio 2018, invece, sono 77 i cani presenti.
Per fugare ogni dubbio ci siamo recati al canile di via Bruino. Dove, ad un primo sguardo, che abbia bisogno d’urgenti migliorie e di un ammodernamento in fatto di spazi verdi e di struttura più amplia per i box che ospitano gli animali è innegabile. A confermare il numero dei cani presenti è Roberta Rebecchi, una dei venti volontari (in inverno sono quasi una cinquantina) che qui presta servizio: «A fine giugno erano in tutto 75, tra cani da caccia e meticci di piccola e media taglia. Molti dei quali rinunce da parte dei padroni che, per problemi vari, non riescono più ad occuparsene. Per fortuna nessun cane viene da un abbandono. Faccio la volontaria dal 2008 e mi occupo della pulizia dei box e della preparazione del cibo. Che ci viene anche donato dalla gente, insieme alle coperte per l’inverno. Molte persone, poi, passano a prendere i cani per portarli a spasso fuori perché qua gli spazi sono sacrificati. Ho sentito parlare dei lavori d’ampliamento, anche se non so quando partiranno, e in effetti ce ne sarebbe bisogno…». —
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