Gazzetta di Modena

Modena

ESTORSIONE: indagine lampo della polizia 

Investigatore privato ricatta un cliente arrestato mentre intasca il denaro

Stefano Totaro
Investigatore privato ricatta un cliente arrestato mentre intasca il denaro

Blitz dopo la consegna di 4mila euro, rata dei 30mila richiesti. Denunciato il complice, uomo delle forze dell'ordine

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Quando si è messo in tasca la busta con 4mila euro è scattato il blitz. Dal parcheggio della Motorizzazione sono sbucati gli agenti della squadra mobile che lo hanno bloccato ed arrestato: si tratta di un investigatore privato di una agenzia modenese, colui che secondo le accuse aveva architettato e messo in atto un’estorsione da 30mila euro ai danni di un suo malcapitato cliente, un consulente fiscale sassolese. Il suo piano, che gli aveva già fruttato una rata da 10mila euro e anche qualche migliaio per “spese tecniche” (come la pulizia del pc infettato da un fantomatico virus che poteva far intercettare i contenuti), è stato reso possibile grazie alla attiva collaborazione di un uomo delle forze dell’ordine, ora indagato per concorso in estorsione e per accesso abusivo a dati informatici. Una posizione che potrebbe aggravarsi: se però dovesse essere certificato anche il passaggio di denaro tra lui e il detective, allora scatterebbe l'accusa di corruzione.



Dopo le manette, il detective, un 49enne di origini campane, incensurato, è ora agli arresti domiciliari: a lui la polizia modenese è arrivata in poco più di due settimane, da quando alla fine di giugno un 40enne consulente fiscale di Sassuolo, spaventato e disperato, si era rivolto al commissariato sassolese in cerca di aiuto.

Ha raccontato alla polizia l’incubo che stava vivendo, una situazione pericolosa sia per lui che per il suo legale e alcuni suoi amici, che erano stati minacciati da questo investigatore che forniva prove informatiche, dimostrava, facendo vedere appositi fascicoli e schede, di essere a conoscenza dei loro “curriculum” giudiziari, e che millantava conoscenze tra le forze dell’ordine, gente che poteva muovere e che poteva far intervenire nei loro confronti.

Il consulente fiscale si era rivolto a questo detective spinto dalla necessità di difendersi, di argomentare, di avere materiale utile per montare una difesa dopo che era stato denunciato da alcuni suoi clienti.

Clienti con i quali aveva litigato per motivi inerenti alla sua professione, un diverbio anche violento, sfociato quasi in una rissa. Come hanno spiegato sia il dirigente della Mobile Marcello Castello che il capo del commissariato di Sassuolo, Fabio Pecoraro, l’investigatore privato è stato sin da subito piuttosto convincente e minaccioso, facendo anche ascoltare al consulente una registrazione audio privata tra lui e quelli che lo avevano denunciato. Insomma materiale informatico, un “dietro alle quinte” utilizzato per convincere al pagamento complessivo di 30mila euro: 18mila , avrebbe preteso, per pagare i suoi informatori, 12mila per la sua agenzia.



Con quel denaro avrebbe così cancellato prove informatiche, dati, riferimenti di polizia giudiziaria, che in qualche modo lo avrebbero danneggiato. Le informazioni, i dati, i file prodotti dal detective sono però elementi cui soltanto chi fa parte delle forze dell'ordine può avere accesso, perché sono contenuti nella banca dati Sdi in uso ai quattro Corpi dello Stato. Come aveva fatto il detective privato ad entrarne in possesso? Grazie ad una “talpa”, ad un uomo delle forze dell’ordine (non della polizia di Stato) che, accedendo agli appositi i terminali e frugando nella banca dati, glieli forniva all’occorrenza.

Questo esponente delle forze dell'ordine è stato in breve individuato dagli investigatori della Mobile i quali hanno verificato chi era entrato nel sistema, quali account cioè avevano preso tutte le varie informazioni riservate inerenti sia alla consulente fiscale sia ai suoi amici. Come detto la posizione della “talpa” è in attesa di ulteriori verifiche.



Gli investigatori stanno cercando di verificare se che questo modus operandi possa essere stato utilizzato anche in altre situazioni, casi che non sono venuti a galla perché non sono sfociati in denuncia o segnalazione. Se così fosse emergerebbe un sistema, una situazione molto grave: una specie di “società” per spillare fior di quattrini con la complicità di una divisa “infedele” . —



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