Bilancio del Valli del Cimone manca ancora l’approvazione
Ormai certa la chiusura ma non ci sono numeri certi sul debito accumulato Si parla di 420mila euro di cui 206mila dovrebbero esseri coperti dai Comuni
pavullo. Il Consorzio Valli del Cimone non ha ancora approvato il bilancio d'esercizio 2017, anche se siamo alla metà di luglio e la scadenza per farlo è normalmente fissata al 30 aprile. I conti con tutta probabilità saranno chiusi tra agosto e settembre, nel frattempo si resta in un limbo di regime di deroga. È quanto emerso lunedì sera a Pavullo in Consiglio di Unione, quando nel discutere sull'assestamento di bilancio 2018 gli animi si sono accesi tornando sul Valli. Lo spunto è stato l'annuncio da parte del presidente Leandro Bonucchi della messa da parte di un fondo da 62mila euro «per essere pronti – ha spiegato - a far fronte a un'eventuale chiusura del Consorzio per coprire il debito in rapporto alle 18 quote che abbiamo. Oggi non c'è nulla di ufficiale, non sappiamo di quanto sia il debito, è un'azione prudenziale». E qui si sono accese subito le opposizioni: Massimo Chichi (Pavullo) ha chiesto di sapere sulla base di quale ipotesi di disavanzo si è accantonato la quota. Paola Pasquali (Fanano), che già nel dicembre scorso aveva presentato un'interrogazione sul Valli, ha incalzato chiedendo a cosa è dovuto il buco di bilancio nell'ente di promozione territoriale. Bonucchi ha ribadito che di dati ufficiali, e quindi di motivazioni, per adesso non ce ne sono. Sembra di capire però che il dato ufficioso circolato nel novembre scorso di un rosso da 420mila euro sia realistico, e che proprio la valenza di questa cifra abbia complicato la stesura del bilancio 2017 del Valli trascinandola fuori dal normale tempo di approvazione. Allora però si ipotizzava per l'Unione una quota da 206mila euro da coprire (che avrebbe creato grosse difficoltà), adesso il conto sarebbe drasticamente sceso. La domanda allora diventa: se vengono confermati i 400mila, chi si accolla il resto? Non possono certo farlo i Comuni, che vivono le stesse ristrettezze finanziarie dell'Unione. Chi dunque rischia di rimanere col cerino in mano? I soci privati, che sono poi le associazioni di categoria e il Consorzio Cimone? Accetteranno la cosa? Perché il fatto che il Valli chiuda ormai sembra certo, perché non è più uno strumento in linea con la nuova legge regionale, che ragiona in termini di enti che fanno riferimento a “destinazioni turistiche” vaste. Pur non sbilanciandosi, questo è quello che riconosce anche il presidente del Valli Alessandro Tebaldi: «E' vero che il Valli non è più adeguato alla nuova legge – ammette – ma ogni decisione sul se e come chiudere è rimessa all'assemblea dei soci: prima approviamo il bilancio e poi la convochiamo, realisticamente tra agosto e settembre». L'eredità del Valli dovrebbe essere assunta da un ente privato stile Bologna Welcome. «Ma il problema vero – ha sottolineato Marco Caiumi (Pieve) – è che la provincia di Modena, nonostante i suoi tanti punti di interesse, non è stata inclusa dalla Regione in nessuna destinazione turistica propria». —
D.M..
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