Carpi, muore dopo due settimane di agonia il 40enne travolto in via Cattani
La vittima è Federico Lugli. Era stato trasferito all’ospedale Maggiore Gli amici: «Sarà dura senza il nostro “Master”, sempre allegro e disponibile»
CARPI. Si è spento due settimane dopo il grave incidente che lo aveva coinvolto, Federico Lugli. Federico aveva 40 anni ed era stato travolto il 5 luglio scorso alle 7 del mattino da una Ford Focus guidata da un 58enne, anch’egli carpigiano, all’altezza della rotatoria di via Cattani. Lugli stava attraversando la strada in sella alla sua bicicletta in direzione di via Marco Polo quando, improvvisamente, su di lui è piombata la Focus. Il 40enne è stato sbalzato sul parabrezza della macchina per finire 25 metri più avanti, sulle strisce pedonali. Un impatto violentissimo: nonostante Lugli fosse cosciente era in uno stato di forte agitazione ed è stato trasferito in elicottero a Bologna dove è deceduto ieri mattina.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.17077153:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.17077153:1650057908/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
LA TRAGEDIA
Stava andando a trovare una sua amica in centro quella maledetta mattina del 5 luglio, Federico, quando è stato travolto e sbalzato per 25 metri dall’auto. Ed è proprio dal ricordo degli amici che vengono evidenziate le caratteristiche principali del 40enne. Una persona allegra, che si dava da fare per gli amici, coltivava diverse passioni: dalla musica di vari generi, fino ai videogiochi e all’informatica. Frequentava spessola sala giochi “Black out” di Cibeno dove trascorreva serate con gli amici. Federico faceva l’operaio presso un artigiano: si occupava di forni per verniciatura. Fino a quando un infortunio sul lavoro aveva compromesso pesantemente la schiena e la possibilità di svolgere mansioni pesanti. Lugli abitava in piazzale Gorizia insieme ai suoi genitori. Tutti nel quartiere lo ricordano come un ragazzo gentile, disponibile ad aiutare e sono increduli di fronte alla tragedia che si è portata via “master”, questo il soprannome di Lugli. Il fratello vive invece a Rubiera.
LE TESTIMONIANZE
«Ci siamo conosciuti una quindicina di anni fa - racconta Enrico Nicolò Gozzi, amico di Lugli - Condividevamo tante passioni e ci siamo ritrovati a parecchie feste. Condividevamo numerosi hobby: tra questi, i computer, i videogiochi, la musica di diversi generi: dal rock fino al metal. E Federico aveva anche pubblicato un libro di poesie: probabilmente, più avanti ne avrebbe scritto un altro. Abitava in piazzale Gorizia: molto vicino al luogo dell’incidente tragico che ce l’ha portato via - conclude Enrico». Lugli era discendente di un partigiano e questo lo portò a conoscere altri amici come Mattia Superbi. «Ci incontrammo in occasione della consegna di un riconoscimento ai nostri nonni, a Gargallo. Entrambi erano partigiani. Poi nel corso degli anni abbiamo continuato a frequentarci. Passavamo tempo insieme al Black out di Cibeno. L’ultima volta l’ho visto proprio la sera prima dell’incidente, da Nonno Pep, in corso Cabassi. Abbiamo parlato di diverse cose. Non potevo immaginare cosa sarebbe successo il giorno successivo».
Rimangono, intanto, le polemiche sulla pericolosità di via Cattani dove altri hanno perso la vita. Un tratto dove il tributo di sangue è stato altissimo. —
SERENA ARBIZZI
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
