Controlli della Finanza alla Rossi Carni di Vignola: sequestrati i conti
È l’unica azienda del settore ad aver eliminato le cooperative La proprietà si difende: «Vogliono sanzionarci a ogni costo»
VIGNOLA. L’unica azienda del distretto modenese della lavorazione delle carni che ha deciso di eliminare le cooperative e assumere in maniera diretta tutti i dipendenti rischia di chiudere. Si tratta della Rossi Carni di Vignola che a dicembre dello scorso anno aveva interrotto i rapporti lavorativi con la coop La Pace facendosi carico dell’assunzione di 89 lavoratori. In seguito ad alcuni controlli della Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Entrate è stato però disposto il sequestro cautelativo dei conti e dei crediti che l’azienda vanta presso i suoi clienti.
Tutto è iniziato a maggio quando, in seguito alle prime verifiche fatte dalle fiamme gialle, è stato redatto un verbale attestante la presenza di lavoratori cottimisti. A questa vicenda ha avuto seguito l’azione dell’Agenzia delle Entrate che il 17 luglio ha chiesto alla ditta di fornire i suoi conti correnti bancari e i nominativi dei clienti con lo scopo di procedere con il sequestro cautelativo. «Abbiamo argomenti concreti per dimostrare il contrario - si difende l’azienda - Inoltre non abbiamo avuto alcuna comunicazione oltre al verbale della Guardia di Finanza e non risulta alcun accertamento dell’Agenzia delle Entrate in data 17 luglio». La difesa della Rossi si basa sulla rigidità dell’azione portata avanti dall’Agenzia delle Entrate. Nel caso in cui un’azienda commette un illecito, infatti, si può procedere o con un sequestro cautelativo, che è quanto sta accadendo alla Rossi Carni, o con un avviso di accertamento. In quest’ultimo caso l’azienda ha a disposizione sessanta giorni per dimostrare la propria estraneità ai fatti e, se questa non dovesse essere dimostrata, si procederebbe con una sanzione.
«Si assiste invece ad un atteggiamento nei nostri confronti - ribadisce la Rossi - volto a sanzionarci a ogni costo e in ogni modo l’attività, col sospetto che la finalità sia quella di farci chiudere. Inoltre non risultano accertamenti in corso presso altre società del comparto, come invece accaduto a noi. La sensazione è che attorno a questa operazione si muovano interessi privatistici, proprio perché siamo la dimostrazione che si può fare impresa eliminando le coop, assumendo i lavoratori e tutelandoli con l’ausilio dei sindacati». —
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