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L’estate diventa un’opportunità se da grande vuoi fare il regista

Anna Maria Artioli
L’estate diventa un’opportunità se da grande vuoi fare il regista

Un corso intensivo di cinque giorni per imparare a produrre dei cortometraggi «I risultati sono ottimi: magari in futuro poter lavorare sulla storia della città» 

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Un gruppo di ragazzi si è seduto trepidante in una sala dell'Ex Ospedale Sant'Agostino. Fremono, nel loro semicerchio, guardando proiettate scene da una commedia, un horror, un film psicologico. A volte ridono, nervosi, notano gli errori di produzione, si indicano sul video: quei film li hanno infatti creati loro. “Ciak, si gira! Reloaded” è stato il secondo ciclo del laboratorio di Digital Storytelling progettato e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, e tenuto da Stefano Damiani e Daniele Malavolta.



Sotto la loro guida, sedici giovani modenesi hanno collaborato per cinque giorni nel produrre corti: hanno sceneggiato, recitato, imparato -oltre ad aspetti teorici- a utilizzare attrezzi tecnici e montare il girato, esplorando nel processo vari ruoli. L'apprendimento è avvenuto direttamente sul campo: «Solo un poco di nozioni, poi facciamo - illustra Damiani - Se nel processo vedo errori, non intervengo, e finiamo il progetto. Quindi lo si mostra a tutti, e si cerca di avere feedback dagli altri. Così non si colpevolizza l'errore, e si crea un momento di apprendimento».



Le sequenze proiettate alla fine del corso avrebbero infatti dovuto essere quattro, ma una ha visto problemi di montaggio: questa diventa subito una chance per un ultimo ripasso di gruppo. Tale approccio è funzionale a fissare i concetti: Malavolta descrive come «molti partecipanti hanno passioni dove l'audiovisivo è il primo step. Qui vogliono imparare qualcosa, e vedere come si fa. Magari hanno già provato da soli, magari senza grandi risultati, serve un supporto che spieghi dinamiche e certe logiche», proseguendo «per arrivare ai risultati strabilianti che vedono c'è tutta una serie di competenze -affatto facili- che devono acquisire. Qui arriviamo subito a dei risultati, che però non sono quelli strabilianti che magari si aspettavano: per quelli dovranno sviluppare studi specifici successivi».



Il laboratorio è quindi un momento educativo a tutto tondo: si impara il lavoro di gruppo, il processo di produzione, gli strumenti e le tecniche video, come autocorreggersi, e che «un prodotto fatto bene costa fatica», spiega Damiani. Malavolta aggiunge: «Il vantaggio dei laboratori brevi è che si riesce a non far perdere interesse a chi, cominciando a prendere dimestichezza coi materiali, scopre che il lavoro non è tutto sempre divertente». E il futuro? «La Fondazione ha fatto un grandissimo investimento, quindi sicuramente da parte nostra c'è interesse», spiega Damiani. Malavolta pone poi enfasi sul bisogno di diversificare la proposta: «C'è il rischio che un ragazzo che torna si trovi a fare sempre le stesse cose. Si potrebbe fare qualcosa legato ai generi, magari al documentario. Interessare i ragazzi a un argomento storico, riscoprire ambienti, personaggi, e storie modenesi». —



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