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Modena, il saldo zero non esiste. Spariti 60 ettari nell’ultimo anno

A.SE.
Modena, il saldo zero non esiste. Spariti 60 ettari nell’ultimo anno

Il rapporto Ispra sul consumo di suolo. L’espansione urbanistica in provincia è continuata nel 2017 con l’equivalente di 120 campi da calcio 

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MODENA. Nonostante i dichiarati impegni della politica, nonostante la crisi che doveva rallentare l’espansione urbanistica, in un solo anno - dal 2016 al 2017 - la provincia di Modena si è mangiata 60 ettari di terreno vergine, l’equivalente, a braccio di 120 campi da calcio.

Sono i dati resi pubblici nella edizione 2018 dello studio sul “Consumo di suolo in Italia”, che fotografano una penisola inevitabilmente e inarrestabilmente vocata ad autodistruggersi. Nella quale l’Emilia-Romagna ancora una volta gioca la sua bella partita, consegnando al cemento 456 ettari di territorio, con un ottimo piazzamento alle spalle delle regioni più devastate d’Italia, la primissima Lombardia - dove ci sono province come Monza che ormai “vantano” il 50% di suolo consumato - e la “locomotiva” Veneto, quello dei capannoni, per intendersi.

Se un ettaro corrisponde a 10mila metri quadrati di terreno, quei 456 ettari dell’Emilia Romagna significano più di 900 campi sportivi normali, lunghi 100 metri e larghi 50, poco più, poco meno.

Nel rapporto, circa 300 pagine di impietosa analisi di una realtà che continua ad invocare infrastrutture, comparti, e piani industriali, piuttosto che opere di messa in sicurezza, c’è spazio - tra elogi e garbate censure - anche per la citazione della recente legge regionale, quella che piace molto di più ai costruttori che agli ambientalisti.

Perché l’obiettivo di tutti, in Regione come in Italia, dovrebbe essere in fantomatico consumo zero di suolo dal 2050. Un piano che dovrebbe portare da qui ad allora (al 2050) ad un consumo complessivo tra gli 818 e i 1672 chilometri quadrati di suolo. Ma che, avverte il rapporto, se dovesse seguire il trend italiano finora in auge, schizzerà invece attorno agli 8.000. Non quelli dell’Everest, ma quelli dei chilometri quadrati che ci divoreremo.

Ispra sottolinea il lodevole impegno dell’Emilia-Romagna per restare sotto il 3% di incremento, ma osserva con distacco che nella legge ci sono parecchie eccezioni, a partire dalle infrastrutture. Che, guardando a Modena e ai caldeggiati “desiderata” della Regione, significano tra l’altro un paio di autostrade, la Bretella e la Cispadana, con altre infrastrutture da completare, come la Pedemontana. Senza considerare poi il conseguente arrivo dei capannoni e delle infrastrutture di raccordo attorno alle infrastrutture, l’auspicato conseguente rilancio delle espansioni industriali (ci sono poli industriali in attesa da tempo di cementificare qualche milione di metri quadrati, come a Finale). E, quando si tratta di salvaguardare presidi industriali di sviluppo, la legge regionale è parimenti permissiva. —

A.SE.

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