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farmaci e cure palliative 

Ematologia, la qualità della vita prima missione della ricerca

Stefano Luppi
Ematologia, la qualità della vita prima missione della ricerca

Ogni anno al Policlinico l’equipe del prof. Mario Luppi effettua 6 mila ricoveri Più di 15mila i pazienti visitati con 15 posti letto, 6 camere sterili e day hospital

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In campo ematologico ed oncologico sono tre i pilastri sui quali si basa la cura dei malati: sperimentazione, attività clinica e cure palliative.

I primi due si compiono al Policlinico mentre la terza parte è al centro di sviluppi importanti quanto le cure, tenuto conto che si parla di pazienti che sono in tanti casi nella fase finale della malattia. A conferma di ciò arriverà nel prossimo anno accademico un nuovo corso per gli specializzandi della cattedra di ematologia, dedicato alle cure palliative. Ne parla, insieme a quanto accade quotidianamente nel suo reparto, il professor Mario Luppi, direttore della Struttura complessa di ematologia di Modena.

«Occorre tenere presente - dice - che tantissimi pazienti colpiti da tumori, leucemie e altre malattie gravi ricevono un ciclo di chemioterapia negli ultimi giorni di vita. Fatta salva la presenza degli hospice, che salvaguardano la dignità della morte e sono fondamentali, va detto che possiamo fare molto quando i malati sono davanti alla scelta tra la sperimentazioni di farmaci secondo le leggi italiane e invece appunto le cure palliative. Per questo abbiamo ideato all’università questo corso per gli specializzandi».

A cosa servirà?

«Non è più rinviabile lo sviluppo di programmi di ricerca e formazione su modelli assistenziali e cure precoci di supporto in cui ematologi ed oncologi, specialisti appunto di cure supportive palliative, affiancano in ospedale gli specialisti incaricati delle cure standard. Ne aumenta la qualità e anche la durata della vita, secondo i dati che abbiamo, del paziente».

Ematologia di Modena - diretta dal 2010 da Luppi che, mantovano di nascita, ha studiato negli Stati Uniti e lavorato all’istituto Mario Negri di Milano - ogni anno effettua oltre 6mila ricoveri nei 15 posti letto e 6 camere sterili e in day hospital vede passare oltre 15mila pazienti.

Come funziona il reparto?

«L’attività assistenziale lavora in modo da fornire una diagnosi integrata delle principali malattie ematologiche in stretta integrazione con il dipartimento di Medicina di laboratorio e di anatomia patologica diretto da Tommaso Trenti. Siamo inoltre il secondo centro in regione per quanto riguarda i trapianti di midollo osseo (ne eseguiamo 50-60 l’anno) e ovviamente abbiamo l’attività didattica e formativa essendo un Policlinico universitario. Ma vorrei porre l’attenzione soprattutto sulla attività di ematologia sperimentale».

Di che si tratta?

«La ricerca incentrata sui temi di diagnosi avanzata di laboratorio e terapia innovativa delle neoplasie ematologiche acute e croniche come le leucemie acute, la leucemia linfatica cronica, il mieloma multiplo, i linfomi, le malattie mieloproliferative croniche e sindromi mielodisplastiche e malattie del sangue non neoplastiche (piatrinopenie, malattie della coagulazione) e delle loro complicanze infettive ed immunologiche. Abbiamo il supporto di finanziamenti nazionali ed internazionali».

Ci sono sperimentazioni?

«Sì. A Modena nel 1970 nasceva il gruppo di Ematologia Sperimentale oggi parte della Società Italiana di Ematologia. Siamo stati pionieri e ancora oggi nei laboratori al quarto piano del Centro Oncologico sviluppiamo nuove tecnologie di diagnosi che hanno permesso di realizzare diverse scoperte». —



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