«Ex Amcm, area pubblica regalata ai privati» Si prepara il ricorso al Tar
L’associazione critica il progetto portato avanti dal Comune. E le opere a carico delle imprese citate come “compensazione” in realtà sarebbero inadeguate
Un nuovo ricorso al Tar pende sul progetto dell’area ex Amcm, in via Carlo Sigonio. Italia Nostra affila le armi e si prepara a dare battaglia, ricordando al Comune di avrer già vinto, in passato, un ricorso al tribunale amministrativo. Come dire, sul tema siamo ben preparati...
Le accusre di Italia Nostra sono varie, ma in sostanza l’associazione rimarca pecche sul piano dell’iter progettuale e sottolinea come il “regalo” di aree pubbliche ai privati non siano per nulla compensato dai lavori di urbanizzazione a carico delle imprese, che quei lavori li avrebbero dovuti fare in ogni caso.
Insomma, dopo tanti anni e modifiche al progetto, si rischia un nuovo stop. Un’altra “falsa partenza”, come la definisce Italia Nostra, “con la benedizione, poteva mancare?, degli uffici anche romani della tutela Beni Culturali. Una inammissibile scorciatoia: senza un nuovo piano attuativo, il progettato intervento non può andare in appalto e mai è stato approvato il piano particolareggiato adottato ben cinque anni fa”.
Sull’intervento, il giudizio è, come in passato, durissimo. “La svendita – regalo al raggruppamento di imprese di buona parte degli immobili del complesso storicamente pubblico, per destinazioni improprie come una struttura di mercato alimentare, residenza e uffici. Si cede gratuitamente un patrimonio apprezzabile in quindici milioni di euro, secondo i criteri ufficiali di stima seguiti dal Comune per determinare le valorizzazioni apportate da varianti urbanistiche. L’asserita contropartita di interesse pubblico consiste nella realizzazione di parcheggi e opere di urbanizzazione primaria pressoché coincidenti con quelle di pertinenza a servizio di funzioni commerciali e residenze, a spese del costruttore non certo a carico del Comune”. Come dire, la contropartita è un bluff: si tratta di opere che in ogni caso i privati avrebbero dovuto garantire o che, in ogni caso, andranno a loro vantaggio.
E non è tutto: anche la “filosofia” dell’intervento sarebbe in contrasto con la normativa urbanistica. Secondo l’associazione “la prevista nuova edificazione” sarebbe in “insuperabile contrasto con la vigente disciplina urbanistica prevalentemente conservativa dell’ambito consolidato (la fascia di prima espansione urbana oltre le mura a sud), proprio lo stesso contrasto sanzionato dal Tar, si ricorderà, nella sentenza che ha annullato su ricorso di Italia Nostra il precedente piano urbanistico attuativo”.
La conclusione di Italia Nostra sembra un avvertimento alla giunta comunale: “Verso un nuovo annullamento?”. —
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