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Stasera a Superquark arrivano i tardigradi che “vivono” in città

Gabriele Farina
Stasera a Superquark arrivano i tardigradi che “vivono” in città

In onda un documentario realizzato a Zoologia di Unimore La storia di questi organismi che possono vivere nello spazio

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Dagli studi di Spallanzani a Rai1, sognando lo spazio. Stasera va in onda su Superquark un documentario realizzato al laboratorio di Zoologia evoluzionistica del dipartimento di Scienze della vita di Unimore . Al centro una specie resistente a temperature estreme: i tardigradi. Il nome lo scelse nel 18° secolo l’ex professore del liceo San Carlo. «Lazzaro Spallanzani aveva scoperto un animale dal passo lento osservandolo dalla polvere secca di una grondaia - ha spiegato la professoressa Lorena Rebecchi, docente di Biologia e coordinatrice del progetto di ricerca Unimore - con 4 paia di zampe, movimenti goffi e lunghezza di massimo un millimetro. Quando li vide reidratarsi, disse che erano animali in grado di “resuscitare” per anidrobiosi». La parola indica la capacità di sopravvivere svuotandosi di quasi tutti i liquidi. «Possono tollerare perdite di circa il 97% dell’acqua corporea - ha aggiunto la professoressa - seccandosi e diventando come palline immobili. Una volta reidratati, assorbono l’acqua e riattivano il metabolismo».

Senz’acqua possono vivere per mesi in un intervallo da -180° a +150°. Nell’uomo la differenza di pochi gradi dalla normale temperatura corporea può portare a ipotermia o ipertermia con esiti anche fatali. Studiare gli “orsetti d’acqua”, come li chiamano i ricercatori anglosassoni, può condurre a nuove frontiere. «Sono stati avviati studi per conservare cellule, tessuti, spermatozoi, cellule uovo - ha garantito Rebecchi - superando la crioconservazione, che determina dispendi economici e problemi ambientali per l’uso di azoto liquido». Il gas richiama i viaggi spaziali e il parallelo non è azzardato. I tardigradi sono gli unici esseri viventi noti che possono sopravvivere nello spazio, come dimostra una ricerca dell’Agenzia spaziale italiana in collaborazione con Unimore. Per l’uomo la «previsione è molto futuribile», ma attenzione... «Quando in Antartide li esponiamo insieme alle radiazioni e all’incremento della temperatura, tra i due principali fattori dei cambiamenti climatici, la loro tolleranza diminuisce», ha concluso Rebecchi. Se anche gli highlander possono cedere al clima per l’uomo si fa dura. —



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