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Il dottor Brausi in pensione tra successi e amarezza

SERENA ARBIZZI
Il dottor Brausi in pensione tra successi e amarezza

L’ex direttore del reparto di Urologia ripercorre le tappe di 40 anni di carriera  «Sempre meno dialogo tra apparato dirigente dell’Ausl e direttori di reparto»

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È andato in pensione dopo 40 anni di lavoro il dottor Maurizio Brausi, alla guida fino alle scorse settimane del reparto di Urologia del Ramazzini. Un periodo caratterizzato da applicazioni all’avanguardia nel reparto dell’ospedale carpigiano. Brausi continua ad esercitare la professione di medico all’Hesperia e nel Reggiano. Avrebbe continuato a svolgere un servizio di tutoraggio gratuitamente anche presso il Ramazzini, ma l’Ausl non ha accolto la sua richiesta.

«Ho proposto all’azienda di continuare, per un anno, a prestare lavoro gratuitamente con due medici, provenienti da Sassuolo - spiega Brausi - So che altri medici lo fanno. Inizialmente l’Ausl mi aveva detto di sì. Poi ha cambiato idea. In seguito al dietro front, uno dei due medici, Filippo Cianci, ha accettato ugualmente l’incarico al Ramazzini. L’altro, il dottor Bruschi, è rimasto a Sassuolo».

LE INNOVAZIONI

Il reparto di Urologia del Ramazzini si occupa di 4mila pazienti l’anno, escluse le visite, per dieci medici, ora rimasti in nove. «Abbiamo confezionato 300 pubblicazioni in un reparto che è all’avanguardia - prosegue Brausi - Sono arrivato dal San Raffaele di Milano all’Estense di Modena. Dal giugno del 2000, poi, quando il prof Palladini diede le dimissioni, iniziai a fare la spola tra Carpi e Modena con pazienti provenienti da Modena, Carpi, Finale e ogni tanto da Mirandola» In questi anni il reparto ha messo in atto tecnologie innovative, come la radiofrequenza nel rene, o nel trattamento del tumore della prostata con ultrasuoni ad alta intensità. «Abbiamo lavorato sul tumore alla vescica - continua l’ex direttore - siamo stati i primi in Europa a utilizzare il metodo della sonda con cui è possibile vedere direttamente l’esame istologico senza dover fare il prelievo. Quando il Sant’Agostino ha chiuso avremmo dovuto andare a Baggiovara - prosegue il medico ripercorrendo le tappe della sua carriera - ma c’è stata una chiusura da parte di qualche politico. Così la scelta è stata tra Carpi e Sassuolo: io ho scelto Carpi come parte del mio staff». Tra gli altri successi dell’équipe di Brausi c’è il trattamento focale del tumore della prostata . «Nell’Irreversible electroporation siamo stati i primi in Europa, grazie al fatto che c’è un’azienda a Carpi che produce una macchina particolare che permette di realizzarla: sono andato a Stanford per applicare questa tecnologia con ago che coagula la zona del tumore senza bisogno di tirare via la prostata» evidenzia Brausi, attualmente presidente della società europea di chirurgia oncologica (Esou), e nel board del collegio italiano di chirurghi di Roma: fra due anni dovrebbe diventare presidente.

«SCARSA CONDIVISIONE CON L’AUSL»

«Con l’azienda c’è sempre meno dialogo tra appareto dirigente e direttori di reparto - conclude con amarezza Brausi - Non c’è condivisione di obiettivi. Io mi sono sempre attenuto alla parte scientifica del lavoro e non mi hanno mai messo i bastoni tra le ruote. Ma non nego che non ci sia mai stato coinvolgimento». —

SERENA ARBIZZI

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